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Moderne tecnologie e formule matematiche per l’analisi delle immagini da videosorveglianza
dr. Luigi Persico   
Volentieri pubblichiamo un breve estratto dalla relazione del dr. Luigi Persico, Procuratore della Repubblica Aggiunto presso il Tribunale di Bologna e collaboratore de 'il Foro penale', ad un recente convegno sulle moderne tecnologie e formule matematiche per l’analisi delle immagini da videosorveglianza...

 

Lo straordinario sviluppo delle tecnologie informatiche, avvenuto nel periodo che ci separa dal primo convegno di Bologna del 1993 (*) (in particolare l’attuale disponibilità dei video-registratori digitali e delle telecamere intelligenti, dotate di attivazione in base al movimento dei soggetti ripresi) ci porta a valutazioni ottimistiche, sulla possibilità di una prossima soluzione pratica dei problemi concernenti la sicura identificazione degli autori di reati commessi in zona sorvegliata, in primis dei rapinatori di agenzie bancarie.

Scrivevamo a quel tempo che il principio fondamentale della criminalistica, secondo il quale “è la stessa mano del delinquente che lo tradisce” (principio che costituì il postulato di partenza della dattiloscopia), andava aggiornato con la precisazione che “era il volto, la figura e il gesto che tradivano il rapinatore di banca”.

Le varie relazioni svolte nel recente convegno di Ferrara rafforzano l’impressione che stiamo per raggiungere dei punti fermi anche nella valutazione processuale delle video-registrazioni, in quanto prove giudiziarie efficaci e persuasive.

Analizzando in estrema sintesi lo stato della giurisprudenza, si può affermare che è indispensabile che i magistrati penali approfondiscano – oltre ai principi sulla valenza giuridica di tali prove – anche le basi tecniche delle stesse prove, per darne conto nella sentenza. (cfr. dai lontani precedenti come Cass., I, 4 maggio 1979, Samir e Cass., I, 4 febbraio 1981, Giarrattana, fino alla  Cass., II, 14 maggio 1992, n. 2282, e alla Cass., V, 23 marzo 2003, n. 19594, sulla natura di atto irripetibile – e quindi utilizzabile – delle videoregistrazioni sugli accessi ad uno sportello bancomat).

Fermi restando i principi sulla non tassatività dei mezzi di prova indicati nel codice, (cfr. da ultima Cass., II, 11 marzo 2004, n. 16204), sulla ammissibilità di nuove prove tecniche atipiche  e sul relativo obbligo di rigorosa motivazione, con riferimento a riscontri oggettivi, si possono enunciare le seguenti osservazioni.

Le video-riprese, che mostrano un rapinatore che entra nella sede dell’ agenzia bancaria, talvolta offrono immediatamente un elemento che consente – come si dice oggi – uno “spunto investigativo”.

Un naso di insolita dimensione, un tatuaggio sulla mano non protetta da guanto, un cappellino con un logo caratteristico, indossato come immancabile abbigliamento dell’ ignoto in episodi diversi, possono costituire per gli investigatori un dato già di per sé eloquente, che porta alla identificazione del rapinatore.

Più spesso la video-registrazione riprodurrà soltanto parte del volto (fronte, occhi, naso, orecchio), se egli si protegge con una sciarpa, e nulla del volto, se gli impiegati che manovrano la bussola lo lasciano entrare con il caso da motociclista, come talora accade.

In tali casi l’immagine sarà raffrontata con quelle raccolte – in episodi anteriori – dalla polizia scientifica e inserite nel database grafico e si aprirà la questione di una metodica di comparazione.

Scrivevamo ancora : “Non ci si nasconde, tuttavia, che per ancorare il giudizio di rassomiglianza a dati tecnici obiettivi, occorrerà sviluppare la nozione e la tecnica di una vera e propria “perizia sulle immagini”, che consenta, attraverso ingrandimenti, ricostruzione digitalizzata del colore, stampe a colori dei singoli fotogrammi, rotazione degli stessi, la sovrapposizione o giustapposizione della figura e volto della persona ripresa con altre fotografie note (raffronto dimensionale antropometrico)”, di soggetto già identificato.

In questo senso la dimostrazione pratica su schermo, effettuata dal prof. Introna, ha illustrato le metodologie svolte nel passato decennio, arricchite dalla prassi recente di richiedere – col consenso del soggetto indagato, in quanto sospetto autore della rapina – anche l’ esperimento di ricollocarlo sul luogo del delitto (facendolo entrare dalla bussola della agenzia, sistemandolo nella posizione acconcia, uguale a quella dell’ignoto rapinatore, facendogli ripetere i medesimi gesti).

Tale esperimento talvolta appare conclusivo per la avvenuta identificazione, talvolta può scagionare concretamente il sospettato, ma richiede il consenso dell’ indagato, ritenendosi che sia atto non coercibile.

I raffronti tra l’ immagine registrata nel momento della rapina, tra quelle archiviate nel database dei precedenti reati, e quella ricavata con l’ esperimento, riproduttivo della condotta, possono portare a formulare un giudizio di “compatibilità”, che appare più persuasivo se corroborato da altri indizi.

Resta pur sempre indispensabile la valutazione analitica e critica del giudice, che va adeguatamente motivata, poiché essa resta fondata sul medesimo processo sensoriale che – anche nella vita quotidiana – consente a tutti noi di “riconoscere una persona nella sua identità” (**).

Ma il prof. Introna ha ora delineato una metodica nuova, che parte da nozioni fondamentali della antropometria, e che ha già applicato in alcune consulenze giudiziarie.

Nell’individuo adulto – che ha ultimato i processi di accrescimento corporeo – e quindi ha una età da 18-20 anni in su, alcune dimensioni corporee restano ormai fisse: l’ altezza complessiva del corpo, la dimensione del cranio e del volto, la fondamentale misura di quella distanza interpupillare, che viene misurata ogni volta che andiamo dall’ ottico per ordinare un paio nuovo di occhiali, la distanza tra… punta del naso e punta del mento (per dirla con termini di uso comune).

Siffatta metodica sta cercando di collegare tali dimensioni in formule matematiche, il cui raffronto offre la possibilità finalmente di pervenire ad un giudizio di identità, e non di semplice compatibilità tra le immagini che si confrontano. Non è  da escludere che in breve volgere di tempo, continuando a perfezionare la metodologia, i giudici possano finalmente fondare il loro verdetto di condanna ovvero di assoluzione su dati matematici.

All’ inizio del secolo scorso la pratica del bertillonage (ritratto parlato) sembrava offrire alle indagini penali un aiuto fondato sulla accurata descrizione dei soggetti criminali, in tutte le loro particolarità fisionomiche e corporee.

Dalla conformazione dei lobi delle orecchie si ritenne poi da taluno che fosse possibile prevedere i futuri comportamenti criminali, quasi che il libero arbitrio umano e la scelta tra il male e il bene dipendesse… dalle cartilagini.

E’ sorprendente osservare che oggi, attraverso i nuovi database di video-riprese di rapinatori recidivi,  un lobo molto insolito potrebbe risultare elemento determinante per la identificazione di un autore di un reato recente, col raffronto con la già avvenuta identificazione dell’ autore di un precedente episodio.

Insomma, la criminalistica non cessa di stupirci, offrendo nuove prospettive impensate, che sono condizionate, però, dalla organizzazione preventiva degli strumenti: è assurdo che ancora delle agenzie bancarie siano… protette da telecamere analogiche in bianco e nero, che registrano su video-cassette logore per troppe ore di funzionamento.

Il tema della video-sorveglianza dovrà essere affrontato dal legislatore, imponendo alle imprese bancarie più moderne attrezzature: la proposta di modifica della legge bancaria, allegata alla nostra relazione del 1993 non risulta adottata, ma in molte provincie sono stati stipulati dei “protocolli di intesa” tra prefetture ed associazione degli istituti bancari, che prevedono l’ installazione di apparati moderni di video-sorveglianza.

Tali difficoltà tecniche del momento presente nulla tolgono al significato delle nuove metodiche di analisi matematica delle immagini: così come la codificazione numerica delle impronte digitali, inventata dal Gasti, conferì nuova efficacia agli archivi dei cartellini segnaletici (oggi trasformati dal sistema A.F.I.S. in archivi elettronici) le proposte del prof. Introna – pur cauto nel mostrarle – fanno intravedere la possibilità di nuovi successi nella lotta al crimine.

§

(*) Si è svolto a Ferrara il 13 dicembre 2005 - organizzato dalla Questura e dal Dipartimento di Scienze Giuridiche dell' Università - un convegno sul tema della videosorveglianza, nel quale sono state svolte relazioni dal questore dr. Elio Graziano, dal direttore del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Bologna, dr. Geo Ceccaroli, dai magistrati dr. Luigi Persico e dr.ssa Maria Silvia Giorgi e dal dr. Gianguido Nobili, ricercatore e consulente della Regione Emilia Romagna. Moderatore il prof. Daniele NEGRI, associato nella università estense.

Il prof. Francesco INTRONA, ordinario di medicina legale nell' Università di Bari, ha illustrato le esperienze dirette a sviluppare un metodo scientifico per la identificazione di soggetti ripresi da telecamere, in particolare durante la consumazione di rapine nelle agenzie bancarie.

Dalla comparazione informatica delle immagini, (quelle ricavate dalle telecamere di sorveglianza delle agenzie e quelle memorizzate nei database della polizia), si è passati alla comparazione antropometrica mediante formule matematiche, che valutano taluni parametri del volto e della figura umana, consentendo di pervenire finalmente a " giudizi di identità ", superando i giudizi di " compatibilità ", ed offrendo quindi ai magistrati più sicuri elementi per motivare le sentenze.

Sull' impiego delle moderne tecnologie di videoregistrazione si ricordano gli atti del convegno organizzato dal Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica della Questura di Bologna il 18 giugno 1993, con la sponsorizzazione della CARISBO.

Per i profili informatici, svolse una relazione l' ing. Antonella Guidazzoli, del CINECA, sul tema "Prospettive di ricerca nel campo del trattamento digitale per la comparazione di immagini".

Per i profili processualistici, svolse una relazione il magistrato dr. Luigi Persico, sul tema: "Rilievo probatorio delle immagini provenienti dagli impianti di videoregistrazione", pubblicata anche sulla rivista LA GIUSTIZIA PENALE, 1993, III, p. 504 e segg.

Tra le altre relazioni di quel convegno: "Progresso tecnologico della polizia scientifica per l' identificazione degli autori di reati" di Salvatore Montanaro, "Costituzione di una banca dati di immagini per l' identificazione dei responsabili di rapine" di Elio Graziano, dirigente del Gabinetto Regionale della Polizia Scientifica di Bologna, e "Metodi di analisi, elaborazioni e confronti delle immagini" di Salvatore Montanaro, Tommaso Bove e Carlo Bui del Servizio Polizia Scientifica del Ministero dell' Interno.

Gli stessi temi furono approfonditi in un successivo convegno in Bologna il 23 giugno 1997, i cui atti vennero pubblicati sul periodico POLIZIA MODERNA - supplemento al n. 1 del 1998 - che tra l' altro conteneva lo studio PARAMETRI DISCRIMINATORI NEL RICONOSCIMENTO DI VOLTI, del prof. Nello Balossino e della dr. Simona Siracusa, del Dipartimento di Informatica dell' Università di Torino, e l' intervento di Luigi Persico sul tema PROFILI PROCESSUALI DELL' IDENTIFICAZIONE DI RAPINATORI RIPRESI DA IMPIANTI TELEVISIVI A CIRCUITO CHIUSO.


(**) La eccezionale complessità del processo neuropsichico che porta a “riconoscere una persona mediante la sua fisionomia” risulta – oltre che dai trattati scientifici – anche da note opere di Oliver Sacks e Paul Churchland.

Una rara malattia che limita tale capacità cognitiva, denominata “prosopoagnosia”, è oggi conosciuta dai profani per essere stata descritta con grande realismo da un noto scrittore italiano, che personalmente l’ affronta nella vita di relazione.

 

A cura del dr. Luigi Persico

Procuratore della Repubblica Aggiunto presso il Tribunale di Bologna 

 
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