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Terrorismo, dal Csm le proposte dei pm al ministro Castelli
il Velino   
I magistrati delle principali procure italiane che si occupano di antiterrorismo, convocati dal Consiglio superiore della magistratura, hanno posto le basi perchè venga istituito un ufficio centrale di cordinamento delle inchieste sul terrorismo.

Una iniziativa - nelle intenzioni dell'organo di autogoverno della magistratura - che dovrebbe servire a sollecitare il Parlamento e il ministro della Giustizia ad affrettare i tempi perché non si ripeta quanto accade costantemente e cioè che tre o quattro procure aprano un fascicolo d'inchiesta ciascuna per proprio conto su un identico episodio terroristico.

Non c'è ancora un'idea unica su come realizzare il coordinamento antiterrorismo che, anche alla luce dell'esperienza fatta dalla Direzione nazionale antimafia, non è facile tanto è vero che lo stesso procuratore nazionale Pietro Grasso ha dovuto ammettere che a volte la stessa persona viene sottoposta a intercettazioni telefoniche e ambientali da procure diverse.

Ma una soluzione è necessario trovarla secondo i piemme che hanno partecipato all'incontro voluto dal vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni, e quella che appare più praticabile è creare una direzione ad hoc all'interno della Dna.

Farebbe risparmiare molti soldi, sarebbe possibile realizzarla con piccoli interventi legislativi e si potrebbe avvalere della fornitissima banca dati che già esiste.

Anche sul piano delle investigazioni la direzione antiterroristica potrebbe utilizzare il Raggruppamento operativo speciale dei carabineri - il Ros già opera a fianco della Dna - e l'Ucigos della polizia di Stato in attesa di individuare altre strutture operative.

Le linee principali emerse dal dibattito di oggi saranno rappresentate da Virginio Rognoni e dal consigliere laico del Csm Nicola Buccico al Guardasigilli. Roberto Castelli non ha mai fatto mistero che gradirebbe l'antiterrorismo all'interno della Dna, ma esponenti politici dei due schieramenti, settori dell'Associazione nazionale dei magistrati e alti dirigenti delle forze di polizia temono che i poteri e le responsabilità del procuratore nazionale antimafia possano diventare troppo vasti. (vum)

Tratto da il Velino del 24.11.2005 

 
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