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Criminalità organizzata, fra denaro e potere…
dr. Giovanni Falcone   
L’organizzazione mafiosa, secondo la definizione introdotta dalla ormai vecchia legge del 1982 - meglio conosciuta come 'Rognoni – La Torre' - è codificata nell’articolo 416 bis del vigente codice penale ed ha come unica finalità la ricchezza ed il potere. Uccidere, ovvero essere disposti a morire ammazzati, rappresenta solo un consapevole strumento di rischio, considerato inevitabile per raggiungere un determinato obiettivo.

 

La violenza e la sopraffazione, è intesa come mezzo, il denaro ed il potere come fine.

Sento spesso parlare di vecchia o nuova mafia. Qualche nostalgico arriva addirittura ad intravedere una finalità nobile in una mafia atavica e rurale, di campagna, rustica, che avrebbe accompagnato ed aiutato a sopravvivere i ceti meno abbienti di passate generazioni.

A mio avviso, sono solo leggende. La mafia, quella vera, quella che persegue con ogni mezzo quel connubio di “denaro & potere”, non è mai cambiata.

Con il trascorrere del tempo, fermo l’obiettivo, ha semplicemente modificato l’approccio, adeguato la strategia, tanto in funzione ad una diversificazione del core business o, poche volte purtroppo, all’azione di contrasto posta in essere dallo Stato.

A titolo di esempio, voglio qui ricordare lo sbarco  dei“tabacchi lavorati esteri” (contrabbando), spostato continuamente dalle diverse organizzazioni mafiose dalle coste palermitane a quelle partenopee, da quelle calabresi a quelle pugliesi del basso adriatico. Era anche questo un modo per contenere le perdite dovute ai diversi rafforzamenti del dispositivo di contrasto da parte del Servizio aereo-navale della Guardia di Finanza.

La criminalità organizzata si adegua al territorio in cui opera diversificando i settori di interesse in base alle opportunità concrete della domanda e dell’offerta. Dal traffico di stupefacenti allo sfruttamento della prostituzione, dal gioco d’azzardo al sequestro di persona a scopo di estorsione (in qualche caso, peraltro neanche denunciati per evitare le complicazioni del “blocco dei beni”), dall’estorsione agli appalti pubblici, dalla truffa alla Pubblica Amministrazione all’usura fino ad arrivare al più recente fenomeno della immigrazione clandestina o della tratta di esseri umani.

Abbiamo visto, anche grazie alle risultanze investigative, che la mafia non ha particolari preferenze.

Persegue una logica d’impresa, come ridurre gli sforzi e massimizzare i profitti, quale che sia il settore d’influenza.

In qualche caso, addirittura, le organizzazioni mafiose hanno anticipato i tempi, cercando alleanze anche all’estero con analoghe organizzazioni criminali di altri paesi,  creando una sorta di sinergia del malaffare.

Ciò che è rimasto inalterato è costituito dal metodo di queste organizzazioni, come solita espressione della forza d’intimidazione, creando il giusto clima di assoggettamento e omertà per il controllo dell’economia sul territorio.

Personalmente ritengo che si possa arrivare a delinquere anche per necessità, come l’assenza di opportunità lavorative o l’effetto di contesti ambientali in cui si vive, ma sicuramente si diventa mafiosi solo per scelta.

Non ci sono valori comuni e condivisi, di una mafia nobile o generosa, c’è solo la violenza per il denaro ed il potere.

Alcune aree territoriali del nostro Paese, più di altre, sembrano soffrire di questo grave fenomeno che, almeno in apparenza, pare difficile da sconfiggere o almeno contenere entro soglie fisiologiche.

Oggi il contrasto al crimine organizzato è diventato più difficile, perché più complesse sono le tecnologie ovvero la stessa economia globalizzata.

Da qualche parte sento dire che per meglio combattere queste associazioni criminali  bisognerebbe abolire il “segreto bancario”. A mio avviso è un falso problema perché il segreto bancario nel nostro Paese, da tempo immemore non esiste, in quanto, in presenza di determinati presupposti, gli Organi investigativi possono accedere al mondo bancario senza alcuna particolare difficoltà – ex 2° comma, art.248 c.p.p..

Qualche problema, semmai, sta nella ricerca delle fonti d’innesco di un’attività investigativa: “sapere dove e come cercare”.

Chi la dura la vince…

dr. Giovanni Falcone

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Giovanni Falcone Diego Carmenati

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