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Mobbing e reato di atti persecutori: elementi comuni e differenziali PDF Print E-mail
Autore: avv. Barbara Capicotto   

Il mobbing è una fattispecie rilevante in sede civile, la cui definizione e elementi caratterizzanti, in mancanza di una specifica legge, sono stati individuati nell’ultimo decennio, dalla copiosa giurisprudenza e dalla più autorevole dottrina. Si tratta di una fattispecie dunque di “creazione” giurisprudenziale, con efficacia preminentemente civile - quanto agli interessi lesi, alle conseguenze giuridicamente rilevanti ed ai rimedi esperiti. Non è da escludere che le singole azioni vessatorie non assumano anche una rilevanza in sede penale qualora i fatti perpetrati integrino le fattispecie proprie di molestie, minacce, lesioni, violenza privata o altri fatti penalmente rilevanti nel nostro ordinamento.

A tal proposito, particolarmente interessante e utile nella pratica giudiziaria, appare a chi scrive, evidenziare alcuni profili di somiglianza tra gli elementi caratterizzanti il fenomeno del mobbing in ambito lavorativo e la fattispecie di reato intitolata “atti persecutori” (nota anche come Stalking, dall’inglese to stalk), introdotta nel nostro ordinamento con la legge n. 38 del 2009 e disciplinata dall’art. 612 bis c.p. [27].

Gli elementi che accomunano il mobbing ed il recente reato di atti persecutori (art. 612 bis c.p.) [28] sono che entrambi presuppongono la reiterazione di atti che hanno la finalità di indurre il soggetto passivo in uno stato di soggezione e sofferenza psico-fisica. Alla ripetitività, alla pluralità delle condotte e alla costanza con cui sono messi in atto i singoli comportamenti dall’agente deve essere sotteso, come elemento unitario, la consapevolezza nell’agente sia della molteplicità delle condotte sia della “invasione”che per mezzo di esse si determina nella sfera della vita della “vittima” [29]. Nel reato di atti persecutori vi è dunque una progressione delle condotte di tipo peggiorativa che produce delle ripercussioni negative sulla persona della vittima e sulla sua sfera privata, tanto da indurla nei casi più gravi al “mutamento delle proprie abitudini di vita” [30]. Le conseguenze negative del reato, come si legge dalla norma, comportano una lesione della riservatezza, dignità e libertà morale del destinatario, che possono ripercuotersi anche sulla integrità fisica del soggetto stalkizzato che, come per la vittima di mobbing, somatizza le sofferenze morali e psichiche subite.

Elemento differenziale delle fattispecie descritte, è che nel mobbing le singole condotte vessatorie sono sfumate e possono anche non assumere in sé rilevanza penale o di illecito civile [31], mentre nel caso del reato di atti persecutori ciò che caratterizza l’elemento costitutivo è che i comportamenti stalkizzanti costituiscono di per sé reati autonomi. Il reato si attua, infatti, attraverso minacce e molestie - insieme o in alternativa - e quindi con azioni che di per sé sono punibili come reato, poste in essere per un ulteriore scopo vietato dalla legge. E’ proprio la rilevanza penale delle singole condotte e degli effetti delle stesse (descritti analiticamente dall’art. 612 bis c.p).che giustifica l’incriminazione degli atti persecutori rispetto al mobbing che ha invece una rilevanza strettamente civilistica [32]. In tale ultimo caso, ormai è pacifico che, le attività vessatorie producono sul lavoratore discriminato pregiudizi di ordine morale (mortificazioni,disagi quali sensazione d’abbandono o di emarginazione), aggressioni alla sfera psichica (mutamenti del carattere e dell’umore, stato perdurante di depressione, senso di persecuzione, tendenza all’isolamento, difficoltà o rifiuto di istaurare rapporti sociali e difficoltà a relazionarsi all’interno della propria famiglia), con riflessi anche sulla personalità della vittima, comportando evidenti e conclamate patologie di natura psicosomatica (quali gastrite, ulcera, malattie nervose, insonnia e, nei casi più gravi, la sindrome post traumatica da stress o altri disturbi della personalità, con episodi culminati nel suicidio).

Tali effetti sono comuni anche al reato in esame che però sussiste – come specifica il legislatore, solo qualora le condotte reiterate cagionino nella vittima un “grave e perdurante stato d’ansia o di paura, il fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto, o il cambiamento delle proprie abitudini di vita.”

In definitiva, si può ritenere che il discrimen tra le due fattispecie civile (mobbing) e penale (atti persecutori) in esame è rappresentato dalle modalità con cui in concreto è posta in essere la c.d. condotta abusante: se siamo in presenza di fatti qualificabili come minaccia o molestia ai sensi del c.p.,il mobbing può assumere rilevanza anche in sede penale e può essere denunciato come fatto costituente reato (di violenza privata, lesioni, minacce, atti persecutori ecc.); in tal caso l’autore si troverà esposto oltre che alla causa civile per risarcimento del danno (patrimoniale, biologico/morale/esistenziale) anche all’esercizio dell’azione penale ed alla conseguente responsabilità nonché alla sottoposizione delle misure restrittive della libertà personale [33].

§

Note:

27 Fermo restando che qualora le condotte attraverso le quali si perpreta una fattispecie qualificabile come mobbing, assumono anche rilevanza come illecito penale, il datore di lavoro è sanzionabile anche per il reato commesso a norma del c.p..
28 L’art.612 bis c.p., al I comma, individua espressamente gli elementi costitutivi del reato di atti persecutori, stabilendo che: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato,è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni, chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato d’ansia e di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita».
29 Si tratta di un reato a dolo specifico.
30 In molti casi per esempio la vittima perseguitata, nel tentativo di dissuadere o scoraggiare lo stalker, si determina a cambiare abitazione, città, lavoro e trasferirsi altrove nel tentativo di rendersi irreperibile.
31 In alcuni casi il mobbing è stato invocato nei processi penali per descrivere le condotte ascritte all’imputato e/o per giustificare la condanna al risarcimento dei danni conseguenti al reato oggetto del giudizio. Così ad es. il delitto di maltrattamenti nei confronti del coniuge (art. 572 c.p.) ascritto ad un imputato è stato descritto come mobbing (Ufficio per le indagini preliminari di Trani, 27.10.2005). Analogamente il Tribunale di Taranto, Sez. II, 7.03.2001, in un processo per violenza privata in cui la vittima è rimasta esposta all’evento traumatico (costante pressione di una minaccia), che l’ha indotta in uno stato di timore associato a disturbi somatici (iperattività del sistema nervoso), per oltre sei mesi, nel descrivere le conseguenze della violenza ha parlato di sindrome post traumatica da stress (tipica del mobbing). In altri casi, si è utilizzato il riferimento alla categoria generale del mobbing ed ai suoi elementi essenziali, per affermare che il mobbing risultante da una vicenda definita con sentenza penale di condanna per fatti di reato,costituiva titolo per ottenere il risarcimento del danno anche morale in sede civile (Tribunale di Agrigento, 1.02.2005; Tribunale di Forlì 10.03.2005; Tribunale di Pinerolo, Sez. Lav. 6.02.2003).
32 Il mobbing non implica né produce effetti perseguibili a titolo di reato.(Lo Stalking e gli atti persecutori nel diritto penale e civile, Tribuna Juris, Casa Editrice La Tribuna, Francesco Bertolini, 2009)
33 Ammonimento, reclusione o misure cautelari.


A cura dell'avv. Barbara Capicotto
Via di Santa Costanza nr. 16 - Roma

 
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