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INCOMPATIBILE PER ISPETTORE LAVORO PRATICANTATO CONSULENTE LAVORO PDF Print E-mail
Autore: francescocolaci   

L’argomento di cui al titolo risulta  trattato  nella circolare del Consiglio Nazionale Ordine Consulenti del Lavoro n.1054 dell’8 aprile 2004,che ,evidenziato che in merito era  intercorsa   apposita   corrispondenza con  il Ministeto del Lavoro , conclude  appunto con la raccomandazione alle strutture territoriali  di non autorizzare  le domande   di iscrizione nel Registro dei praticanti presentate dagli ispettori del lavoro, motivando adeguatamente il provvedimento con riferimento alle  seguenti ragioni  :

a) il praticantato è fondato sulla trasparenza del rapporto che si instaura tra professionista e praticante, e quindi sulla disponibilità del professionista a far conoscere al praticante la gestione dei casi concreti trattati nel proprio studio e sull’assenza in capo al tirocinante di condizioni soggettive che possano condizionare un sereno approccio agli affari trattati nello studio.

b) Il professionista che porta a conoscenza di soggetti già “qualificati” le pratiche ad esso affidate, può anche incorrere nella violazione dell’obbligo di segretezza cui è tenuto ai sensi dell’art. 6 della L. 12/1979. Ed infatti se il cliente nulla può opporre per la frequentazione dello studio da parte di un tirocinante da “qualificare”, può ragionevolmente dolersene quando il presunto praticante sia un soggetto già “qualificato” ed anche potenzialmente investito del potere – dovere di “vigilanza”.

c) Il praticante “Ispettore del lavoro” non è esentato dai suoi obblighi legati alla funzione, per cui potrebbe incorrere in ipotesi di reato omissivo laddove venga a conoscenza di una qualsivoglia irregolarità di sua competenza. Egli versa in una situazione di incompatibilità funzionale.

d) Al compimento del biennio di praticantato, nella eventualità che l’Ispettore non cessi per qualsiasi ragione dalle sue funzioni, il rapporto tra professionista già “dante pratica” e l’Ispettore già “praticante” può soffrire di condizionamenti. E ciò non appare sotto il profilo deontologico privo di rilievo.

e) La disposizione che vuole che la tenuta dei libri e documenti di lavoro presso lo studio del Consulente ex art. 5 L. 12/1979 devono essere “a disposizione degli incaricati alla vigilanza”, contrasta con la presenza in studio del “praticante” Ispettore.

Concludendo la circolare citata  afferma che dalle considerazioni sopra esposte appare evidente che l’Ispettore del lavoro ed il professionista sono figure ontologicamente diverse tra le quali non può sussistere un rapporto di praticantato reale, trasparente e tollerabile sotto i profili sopra evidenziati e che l’unico percorso formativo previsto dal legislatore affinché l’Ispettore del lavoro possa diventare Consulente del Lavoro (dopo 4 anni dalla cessazione del servizio) è lo svolgimento delle mansioni ispettive per la durata di almeno 15 anni (art. 1, 2° comma della L. 12/1979).


L'articolo d'origine: INCOMPATIBILE PER ISPETTORE LAVORO PRATICANTATO CONSULENTE LAVORO

 

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