TAGLI PENSIONI REVERSIBILITA’ ANTI BADANTI PDF Print E-mail
Autore: francescocolaci   

L’argomento di cui al titolo risulta previsto e disciplinato dalla legge n.111/2011,che allo scopo di realizzare opportune economie in materia di previdenza,stabilisce all’art.18, comma 5quanto segue

“ Con effetto sulle pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2012l’aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti di assicurato e pensionato nell’ambito del regime dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme esclusive o sostitutive di detto regime, nonche’ della gestione separata di cui all’articolo 2, comma26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e’ ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad eta’ del medesimo superiori a settanta anni e la differenza di eta’ tra i coniugi sia superiore a venti anni, del 10 per cento in ragione di ogni anno di matrimonio con il dante causa mancante rispetto al numero di 10. Nei casi di frazione di anno la predetta riduzione percentuale e’ proporzionalmente rideterminata. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano nei casi di presenza di figli di minore eta’, studenti, ovvero inabili. Resta fermo il regime di cumulabilita’ disciplinato dall’articolo 1, comma 41, della predetta legge n. 335 del 1995.”

Si precisa altresì che la pensione di reversibilita’ è  una prestazione economica erogata, a domanda, in favore dei familiari deil coniuge superstite, anche se separato: se il coniuge superstite è separato con addebito, la pensione ai superstiti spetta a condizione che gli sia stato riconosciuto dal Tribunale il diritto agli alimenti;

-il coniuge divorziato se titolare di assegno divorzile;

-i figli (legittimi o legittimati, adottivi o affiliati, naturali, riconosciuti legalmente o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge) che alla data della morte del genitore siano minorenni, inabili, studenti o universitari e a carico alla data di morte del medesimo;

-i nipoti minori (equiparati ai figli) se a totale carico degli ascendenti (nonno o nonna) alla data di morte dei medesimi.

In mancanza del coniuge, dei figli e dei nipoti la pensione può essere erogata

  • ai genitori d’età non inferiore a 65 anni, non titolari di pensione, che alla data di morte del lavoratore e/o pensionato siano a carico del medesimo.

In mancanza del coniuge, dei figli, dei nipoti e dei genitori la pensione può essere erogata:

  • ai fratelli celibi inabili e sorelle nubili inabili, non titolari di pensione, che alla data di morte del

Il lavoratore deceduto, non pensionato, deve aver maturato, in alternativa:

  • almeno 780 contributi settimanali (requisiti previsti per la pensione di vecchiaia prima dell’entrata in vigore del D.lvo 503/92);
  • almeno 260 contributi settimanali di cui almeno 156 nel quinquennio antecedente la data di decesso (requisiti previsti per l’assegno ordinario di invalidità).

L’importo spettante ai superstiti è calcolato sulla base della pensione dovuta al lavoratore deceduto ovvero della pensione in pagamento al pensionato deceduto applicando le percentuali previste dalla L. 335/95:

  • 60%, solo coniuge;
  • 70%, solo un figlio;
  • 80%, coniuge e un figlio ovvero due figli senza coniuge;
  • 100% coniuge e due o più figli ovvero tre o più figli;
  • 15% per ogni altro familiare, avente diritto, diverso dal coniuge, figli e nipoti.

Premesso quanto sopra,nonche’ richiamato il precedente  messaggio-numero-16032-del-05-08-2011, ,si segnala che  il nuovo messaggio n.6304 del 12 aprile 2012  contiene chiarimenti    sull’art.18 comma 5,nel senso che è

proprio  sulle percentuali (che danno la misura della pensione) che incide la misura introdotta dalla legge n. 111/2011, con effetto sulle pensioni aventi decorrenza dal 1° gennaio di quest’anno; infatti, spiega l’Inps, sono queste percentuali che subiscono la riduzione la cui misura dipende dagli «anni di matrimonio» tra i congiunti. La riduzione colpisce le situazioni relative ai «casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto a età del medesimo superiori a settanta anni e la differenza d’età tra i coniugi sia superiore a venti anni». In altre parole occorre che siano soddisfatte contemporaneamente due condizioni:

1) che il dante causa (chi favorisce il diritto alla pensione di reversibilità) si sia sposato (con chi ha diritto alla reversibilità) a un’età superiore a 70 anni;

2) che la differenza tra dante causa e beneficiario (cioè tra i due coniugi) sia superiore a 20 anni.

Se si verificano queste due condizioni è possibile la riduzione della futura pensione di reversibilità; affinché ciò si realizzi è necessaria la ricorrenza di un’altra condizione: che il matrimonio sia stato contratto da meno di un decennio. In tal caso, infatti, le «aliquote percentuali» che determinano la misura della pensione (60, 80% ecc.) sono soggette alla riduzione la cui misura dipendente dagli «anni di matrimonio»:

a) se sono dieci (o più) non c’è riduzione;

b) se sono meno di dieci la riduzione è di 0,83% per ogni mese che manca al limite dei dieci anni, (ossia 10% per ogni anno).

Infine, l’Inps precisa che la riduzione non si applica in presenza di figli minori, studenti o inabili


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