| Diritto dell'informazione / “Profumo” di Innovazione |
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| Autore: admin | |||
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Articolo tratto da GuidoScorza.it Caro Ministro Francesco Profumo, non Le nascondo che nel sentire parlare di innovazione un membro del Governo italiano - poco importa che il Suo sia un Esecutivo tecnico e di emergenza nazionale - provo L'articolo d'origine: Diritto dell'informazione / “Profumo” di Innovazione un’ineliminabile sensazione di diffidenza, figlia, probabilmente, di oltre un decennio di mala-politica dell’innovazione che ha lasciato il Paese ai blocchi di partenza e lo ha reso il fanalino di coda in Europa.Siamo - sarà importante ricordarlo nei prossimi giorni quando si siederà nella annunciata “cabina di regia” - una penisola semi-analogica in un mondo digitale. Voglio però darLe fiducia e credere che quando dice che Internet può rappresentare, oggi, per il Paese ciò che l’automobile ha rappresentato negli anni’50, Lei ne sia davvero convinto e non sia semplicemente a caccia - come molti suoi illustri predecessori - di un virgolettato ad effetto. Con l’auspicio che la mia fiducia - e soprattutto quella dei milioni di italiani che da anni attendono di poter beneficiare delle straordinarie opportunità democratiche, culturali ed economiche già offerte dalla Rete in decine di altri Paesi al mondo - sia ben riposta, vorrei condividere con Lei alcune brevissime considerazioni e, soprattutto, fornirLe qualche indicazione che potrebbe tornarLe utile nei giorni che verranno per passare - come tutti ci aspettiamo - dalle parole [n.d.r. troppo facili e poco originali] ai fatti. Il punto di partenza è questo e si tratta di un punto di partenza non opinabile né discutibile: la Commissione Europea nel giugno del 2011 ha scattato una fotografia impietosa dello stato di attuazione dell’agenda digitale in Italia. Nella foto si distinguono, nitidamente, tre profili di straordinaria arretratezza che i Governi che si sono sin qui alternati alla guida del Paese hanno irresponsabilmente finto di non vedere: (a) la scarsissima diffusione della banda larga nel Paese [n.d.r. solo il 59% dei proprietari di abitazioni ha una connessione a Internet], (b) la bassissima percentuale di cittadini che utilizzano internet [n.d.r. solo il 48% degli italiani usa internet regolarmente mentre il 41% non usa affatto la Rete] e (c) il modestissimo - straordinariamente al sotto della media europea - ricorso alle nuove tecnologie nel rapporto tra PA e cittadino. Nessun dubbio, dunque, che l’azione del Suo Governo per l’attuazione dell’agenda digitale dovrà avere per obiettivo la rimozione di questi tre primati negativi del nostro Paese rispetto agli altri Stati europei. Dobbiamo colmare il gap in termini di diffusione della banda larga ed iniziare ad utilizzare Internet e farlo anche nei rapporti tra PA e cittadini. Non credo esistano ricette infallibili né bacchette magiche per raggiungere questi risultati ma si può certamente fare di più e meglio rispetto a quanto è stato fatto sinora. Tre premesse di metodo, prima di darLe qualche suggerimento. La prima è che è, evidentemente, velleitario pensare di tirar fuori il Paese dalla fossa analogica nella quale è stato sepolto “a costo zero”. Non commetta, per favore, l’errore dei Suoi predecessori di pensare che gli italiani plaudano ad un Ministro che promette di digitalizzare il Paese senza spendere un euro. Nessuno crede più alla fiaba del “miracolo digitale”. Se Internet è una priorità, su Internet il Paese deve investire quanto necessario senza attendere di uscire - evidentemente per incantesimo - dalla crisi, come ha sostenuto, con straordinarie doti di illusionista, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio uscente, Onorevole Gianni Letta a nome del Suo Presidente del Consiglio. La seconda premessa è che la macchina - per stare alla sua bella metafora - non è stata progettata e costruita in un pugno di ore e, allo stesso modo, nessuno si aspetta che la rivoluzione digitale, trasformi il Paese in 24 ore. Uscendo dalla cabina di regia, quindi, non corra a comunicare ai giornalisti una sequenza di iniziative-spot ed ad annunciare che gli effetti si vedranno - anzi misureranno per usare un verbo caro al Suo predecessore - già nelle pagine del calendario immediatamente successive. Anche questa è una storia alla quale non crede più nessuno. Ci dipinga uno scenario, ci tracci un itinerario e ci dica che, se il viaggio andrà per il verso giusto, l’Italia dei prossimi anni sarà, finalmente, digitale. Tanto ci basta se qualcuno lega forte il timone e garantisce che nessuna tempesta politica varrà a farci cambiare rotta. La terza è legata alla precedente. Non esca da quella cabina di regia parlando di PA digitale in pochi click e non lo faccia per tre buone ragioni. 1. Non c’è ministro dell’innovazione dell’ultimo decennio che non l’abbia già fatto. 2. In Italia, quasi in ogni famiglia, c’è un dipendente pubblico e, quindi, conosciamo tutti, probabilmente meglio di Lei, lo stato di orribile e pachidermica burocrazia della nostra pubblica amministrazione. Lo conosciamo tanto bene che neppure un illusionista riuscirebbe a farcela immaginare digitale. 3. La PA digitale può essere un vero obiettivo solo quando tutti i cittadini italiani saranno online o, almeno, saranno posti nella condizione tecnica, commerciale e culturale di esservi. Prima di allora la PA digitale servirebbe solo ad acuire il divario - non digitale ma democratico - tra quanti possono beneficiare dei vantaggi dell’Era di internet e quanti, incolpevolmente, ne sono tagliati fuori. Se ha avuto la pazienza di leggermi sin qui, forse, avrà anche quella di leggere ancora una manciata di caratteri di idee da portare in cabina di regia. Per comodità le raggruppo seguendo l’ordine con il quale la Commissione Europea ha misurato la nostra arretratezza digitale e - mi perdonerà per questo - procedo in modo schematico, pur nella consapevolezza che la sintesi è nemica dell’analisi della quale ultima, invece, probabilmente, il Suo Governo ha, in questa fase, un gran bisogno. (Continua qui su Wired) Guido Scorza e' avvocato, ricercatore in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, docente ai Master di diritto delle nuove tecnologie (Bologna) e Sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche (La Sapienza, Roma) nonchè presso la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri e European School of Economics, autore di numerose pubblicazioni. Ha fondato e presiede l’Istituto per le politiche dell’innovazione. Diritto.net non è in alcun modo collegato a siti e blog esterni i cui contenuti ed opinioni sono da ritenersi dell'autore. L'articolo d'origine: Diritto dell'informazione / “Profumo” di Innovazione
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