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Autore: Irene Spagnuolo
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Ho lungamente riflettuto sull'articolo di Eugenio Scalfari "L'abisso senza senso di chi sogna la Sharia". Cerco vanamente risposte all'ideale del martirio, al fanatismo religioso, al terribile conflitto culturale che sembra radicarsi al di là di ogni ragionevole o scomposta azione internazionale. Giustamente Scalfari ritiene insufficienti le motivazioni che razionalmente si danno al fenomeno forse per esorcizzarlo o per tener buona l'opinione pubblica o per sfuggire ad una realtà decisamente troppo allarmante. La paura di non poter comprendere fino in fondo o l'arroganza di credersi comunque detentori delle sorti del mondo può sviare da analisi spietatamente oneste. D'altra parte lo smarrimento generale è talmente evidente anche fuori dalla Sharia che forse emerge prepotente una follia che difficilmente possiamo evitare di studiare ed affrontare. E' l'uomo ad essere in crisi e la "globalizzazione" ha reso più acute le urla di disperazione, di disagio, di frustrazione, di lacerazione...
La Sharia dà senso. La fede in una qualsiasi religione dà senso. Il gesto drammatico, anzi tragico, se dedicato ad una supposta "causa" dà senso. Educarsi al suicidio per uccidere il nemico dà senso. Questo è l'abisso in cui quella gioventù priva si senso e di identità sta cadendo. Le parole di Eugenio Scalfari mi riportano ai miei pensieri, a quello che ho espresso molte volte anche commentando ultimamente il film Paradise now, il libro di Belloun Non capisco il mondo arabo o la situazione Israele-Libano...Per Eugenio Scalfari gli esseri umani hanno bisogno di dare un senso alla vita. Un senso quale che sia. Uno scopo, una ragione. E un'identità. In mancanza di senso la vita diventa solo un transito insopportabile.
E' tristemente squallido che il senso possa trovarsi nel denaro o nel potere... ma adesso ci accorgiamo che è inquietante anche trovarlo nelle beatitudini celesti.
La mia personale ricerca del senso della vita sta appunto nella ricerca...emotiva, culturale, spirituale. Ed è su questo forse che occorre meditare. E' vero che inseguiamo il significato dell'esistenza ma se il fine è avere "qualcosa" per cui valga la pena vivere apriamo le porte a ogni possibile integralismo, religioso o non. La vita ha un senso in sè. Se non conserviamo la meraviglia per quello che è, il rispetto per l'uomo, l'amore per ciò di cui possiamo godere rendiamo davvero feroce o insostenibile il cammino sulla terra... Nulla, credo, sia da sola l'essenza della vita... Se appiattiamo tutto dentro un "obiettivo" ci buttiamo via. Il senso della vita non è un fine...ma l'accoglienza il più possibile serena che la nostra linfa può riservare alla natura e al suo divenire. Camminare, respirare, amare, conoscere, guardare, ascoltare.
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Scalfari di queste mie righe...
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Autore: Irene Spagnuolo
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Gli schieramenti ora mi sembrano davvero poco limpidi e per nulla risolutivi...Atteggiamenti pro Israele o pro Libano in questo momento suonano almeno come tristemente inconsapevoli... Inconsapevoli di una questione che non è altra da noi, lontana, estranea alla nostra realtà. I conflitti irrisolti, le annose tensioni, il terrorismo islamico non sono fatti di un altro mondo. Accadono nel nostro, ci riguardano, ci toccano. Da troppo tempo fingiamo di intervenire in un dibattito solo da spettatori. Da troppo tempo ce ne occupiamo solo quando si tratta di inviare o ritirare truppe...Casa nostra non è affatto fuori dalle bombe.
Ho letto l'intervista a D'Alema pubblicata su L'Espresso e mi sembrava di vederlo. Mi accade sempre quando leggo le dichiarazioni di D'Alema. Riesco ad immaginare lo sguardo, l'atteggiamento, il modo di pronunciare le frasi, i toni...Sembrano le riflessioni di chi sa, di un saggio accorto e lungimirante, di un navigato diplomatico che bacchetta l'isteria da una parte e dall'altra certo che le vecchie strategie e le vecchie parole siano sempre la chiave di tutto...Come se quando ci crolla in testa un palazzo dovessimo mantenere la calma, distribuire equamente il dialogo tra i demolitori del palazzo e i soccorritori, starcene sotto le macerie respirando piano per conservare l'ossigeno, sorridere alle telecamere se ci inquadrano durante il salvataggio...Politichese antico che non ci abbandona mai. Vorrei lasciarmi cullare da quella sicurezza, affidarmi all'idea che viviamo in un Paese immune da certa violenza, che sa trattare....Ma è più forte la sensazione inversa. Quella che a ballare nel mezzo rimandando o accantonando l'idea di affrontare il problema per quello che è, in tutta la sua portata e in tutti i suoi risvolti non ci sia una sapienza rassicurante...Non vedo tutta questa voglia di sedersi ad un tavolo per accordarsi tutti insieme serenamente in giro per questo mondo...anzi vedo scontri durissimi, esasperazioni, lacerazioni, differenze che rischiano di diventare baratri insanabili...
Io amo la pace, credo nell'amore e nei rapporti umani ma...purtroppo non basta. Le guerre, l'odio, gli interessi non mi ascoltano. E per accordarsi bisogna avere il desiderio di incontrarsi e capirsi. Non mi sembra che lo scenario internazionale manifesti questi segnali.
Spero non sia profetico il pensiero espresso da Giampaolo Pansa nel suo Bestiario...
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Autore: Irene Spagnuolo
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Non si direbbe così vecchio se non fosse per l'incedere incerto, il volto rugoso, i bianchi capelli, le mani tremule...Se potessimo ascoltare solo la sua voce certamente lo collecheremmo anagraficamente in un'età compresa tra i venti e i trent'anni...anche se forse saremmo portati a ritenerlo un giovane molto maturo per la sua età, denso di esperienza e di buon senso...Attenzione non un giovane vecchio ma un ragazzo vitale, sensibile, caloroso, colto, moderato, educato. Una figura interessante, poliedrica, aperta, geniale e molta pacata, accorta, profonda nell'approccio alle cose della vita...
E' un signore che sorride, sorride sempre. Anche quando ricorda le sofferenze, si perde in dolorose memorie, parla degli affanni della salute, guarda con tristezza certi andamenti del mondo...Sorride naturalmente, con disarmante spontaneità...Non per un volontario atteggiamento di distacco dalle terrene miserie, non per una saggezza da ostentare con lezioni di vita, non per destare l'attenzione degli animi inquieti, non per abbracciare la filosofia del pensiero positivo...Ma perchè, dice, <è nato con il sorriso...e nella vita non gli è costato nulla continuare a sorridere anzi...>
A me queste parole hanno fatto sorridere, hanno accarezzato il cuore, hanno emozionato, hanno fatto pensare...
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Autore: Irene Spagnuolo
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Da blogger (e non solo de L'Espresso) e navigatrice del web ho incontrato una serie nutrita di "commentatori professionisti". Osservazioni intelligenti, acute, vivaci di menti che colgono al volo ogni sfumatura di un post, che sfoderano una invidiabile padronanza di linguaggio e una ferratissima competenza nelle materie più svariate. Pronti e sagaci. Certo ce ne sono altri che invece fanno scorribande in rete per il mero gusto di offendere, stupire, scrivere sciocchezze, sfogare rabbie represse...Ma i validi, quelli che davvero ti colpiscono per la cultura, lo spirito critico, lo spessore umano, si rivelano spesso potenti ed efficaci iniezioni di fermento intellettuale e creativo : stimolano, incitano, suggeriscono riflessioni...
Soprattutto altrove, dove indubbiamente scrivo di più, mi capitano confronti serrati, scambi veramente intriganti che generano aprrofondimenti utilissimi...Qualche commentatore sarebbe da "studiare" : secondo me dietro qualche strano nomignolo si celano penne note...non perchè arguzia e cervello fine non possano risiedere in anonimi comuni mortali anzi...ma perchè il taglio di alcune frasi, i modi espressivi, una certa vena speciale talvolta ha un qualcosa di vagamente conosciuto...
D'altra parte anche tra i blogger misteriosi si nascondono nomi celebri, non ci sarebbe da stupirsi.
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Autore: Irene Spagnuolo
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Ultimamente pensieri, scritti, scambi si sono concentrati sul confronto con il "mondo musulmano". Per me infatti è necessario un lungo percorso di riflessione per razionalizzare molte emozioni, per dissipare dubbi, per approfondire questioni storiche, per affrontare serenamente il rapporto generale religione/stato. Fondamentalmente da cattolica credente il vero problema è accettare il passato terribile del cristianesimo e guardare al fanatismo islamico con lucidità. Quando si hanno sentimenti religiosi è difficile lasciarsi guidare solo dalle ricostruzioni della ragione...Ma è indubbio che chi come me ha nel cuore un Dio come messaggio universale di amore e di senso della vita si scontra inevitabilmente con la realtà lacerante del potere temporale. La fede è un fatto intimo, non politico e sociale. Quando diventa motore di comando esce dalla spiritualità, segue logiche terrificanti, acceca...Questa è la terribile sintesi di un bisogno sano di laicità. Se la religione è l'oppio dei popoli non ho ancora voglia di approvarlo del tutto ma resta il fatto inconfutabile che guerre, violenze, martiri e sopraffazioni condotte in nome della fede non possono in alcun modo essere spiegate se non in virtù di una deviazione infame...Quel potere, il potere temporale.
Oggi ci interroghiamo sulle possibilità di integrazione, sull'incontro o lo scontro di civiltà, sui drammi di Oriente e Occidente...ma non affrontiamo mai compiutamente la verità. Troppa ipocrisia di interessi, di equilibri, di dominio. Troppe paure. Troppa falso erbenismo. E troppa strategia.
Intanto coviamo un diviario che può diventare il baratro di tutto...Intanto facciamo diplomazia di superficie.
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