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La Presupposizione PDF Print E-mail
Autore: Avv. Silvia Gioia   

La presupposizione: natura giuridica e rimedi utilizzabili dall’interessato a fronte del mancato verificarsi dell’evento presupposto.

La presupposizione è una circostanza esterna che incide sul contratto anche se non espressamente prevista dalle parti. Si suole distinguere tra presupposti generali che sono le condizioni di mercato e della vita in generale e presupposti specifici propri della stipulazione contrattuale. È di scuola il classico esempio del balcone affittato per lo spettacolo poi annullato.
Mentre i presupposti generali nel nostro ordinamento hanno trovato tutela attraverso la risoluzione per eccessiva onerosità disciplinata dagli art. 1467 e ss. c.c., per la presupposizione, che attiene ai presupposti specifici, non si ravvisa unaniminità di vedute in dottrina e giurisprudenza.
In particolare la dottrina non riconosce valore precettivo alla presupposizione, sostenendo invece che essa costituisce una condizione non sviluppata del negozio o in un motivo non esplicitato in clausola condizionale.
Quanto agli istituti appena citati necessita fare una precisazione.
I motivi sono comunemente gli interessi che la parte vuole soddisfare con il contratto ma che non rientrano nel contenuto dello stesso. Ai motivi in via generale non si è dato un ruolo particolare perché afferiscono alla sfera psichica del soggetto e di conseguenza sono ritenuti dai più giuridicamente irrilevanti.
Chi stipula un contratto di trasporto lo può fare per i più svariati motivi, che di regola sono estranei al contratto (es famiglia, lavoro ecc.). Se invece è stipulato un contratto in cui l'interesse turistico entra a far parte del contenuto del contratto, non si può parlare più di motivi ma di causa (se con il contratto di trasporto il vettore si impegna ad effettuare una crociera, l'interesse turistico diviene parte integrante del rapporto). Quindi se l'interesse fa parte dell'economia dell'affare diventa causa del contratto.
Tuttavia anche i motivi possono avere una automa rilevanza, basti pensare che il motivo illecito comune ad entrambe le parti che costituisce causa di nullità del contratto. Inoltre i motivi hanno una giuridica rilevanza nella donazione e nel testamento.
Per quanto riguarda la condizione si tratta di un istituto giuridico che è annoverato tra gli elementi accidentali del contratto. Sono definiti elementi accidentali del contratto gli elementi che non sono essenziali (o meglio costitutivi) per la sussistenza del contratto ma che le parti possono prevedere espressamente nel regolamento dei loro rapporti negoziali. Nell'ambito degli elementi accidentali del negozio giuridico solo la condizione ha ricevuto espressa regolamentazione giuridica nell'apposito capo III del libro IV delle obbligazioni. Per espressa menzione legislativa infatti la condizione è un avvenimento futuro ed incerto rispetto al quale le parti subordinano l'efficacia – condizione sospensiva – ovvero la risoluzione – condizione risolutiva del contratto.
Ciò posto appare del tutto evidente che motivi, condizione e presupposizione sono elementi che non afferiscono al contenuto negoziale stipulato dalle parti, ma rilevano quali elementi esterni e che tuttavia incidono in modo più o meno intenso sul contratto stesso.
Se questo è l'elemento che accomuna gli istituti de quo, deve darsi atto che la presupposizione prende le distanze dagli altri due quanto a presupposti natura giuridica e tutele.
Il problema della presupposizione infatti deve essere affrontato tenendo conto dei presupposti che rientrano nella presupposizione e quelli che non vi rientrano.
Al riguardo giova in primo luogo precisare che non rientrano nella presupposizione i presupposti causali che condizionano la realizzazione della causa del contratto. Infatti se la causa non si può realizzare il contratto si risolve perché il contratto non ha più ragion d'essere. Sono poi estranei al concetto di causa i risultati dovuti che attengono invece all'adempimento.
In questa prospettiva la presupposizione si identifica con quei fatti o circostanze, estranee alla causa e al contenuto delle prestazioni, che assume una importanza determinante per la sopravvivenza del contratto. La rilevanza di tali presupposti deve essere estranea all'attività o volontà delle parti, poiché il presupposto soggettivo gioca un ruolo determinante sotto il profilo dei motivi a contrarre, mentre il presupposto oggettivo è costituito da tutte quelle circostanze la cui esistenza prescinde dalla consapevolezza delle parti.
Ad ogni modo perché una circostanza acquisti rilevanza come presupposizione è necessario che sia comune ad entrambe le parti o che una parte riconosca l'importanza che la circostanza assume per l'altra, si deve trattare di presupposti oggettivi che devono essere certi e imprescindibili in assenza dei quali l'unica ragione che sorregge il negozio e la cui mancanza giustifica il venir meno della pattuizione.
È opportuno sottolineare che l'evoluzione del concetto di causa affermata prima in dottrina e poi riconosciuta in giurisprudenza, che segna il passaggio da una concezione della causa quale funzione economico- sociale ad una concezione che ravvisa nella causa una funzione economico-individuale -o causa in concreto come evidenziato da autorevole dottrina- incide sull'istituto della presupposizione.
Infatti mentre in passato la causa era la funzione astratta tipica di quel negozio e la presupposizione era la ragione concreta che si voleva conseguire con un negozio, ora entrambe fanno riferimento alla ragione concreta di quel singolo programma contrattuale. Il tratto differenziale si ravvisa sul piano operativo, attenendo la causa ad una nozione generica, nel senso che la sua assenza è originaria e determina la nullità del negozio. La presupposizione fa riferimento ad una sopravvenienza e non pone problemi di patologia.
Ci si chiede se una volta che si acclari che quei presupposti che erano alla base del negozio sono venuti meno o si sono realizzati in modo difforme e che il programma negoziale non è più realizzabile, quali siano i rimedi a disposizione della parte contrattuale che non ha più interesse al contratto. In particolare ci si è chiesti quali siano le norme del codice civile applicabili non essendo l'istituto de quo previsto da alcuna norma del codice civile.
Si osserva che il rimedio preferibile sarebbe la conservazione del contratto in omaggio al principio di conservazione ed economia dei mezzi giuridici e di stabilità dei rapporti. Si tratta del rimedio al quale si ricorre in virtù della buona fede esecutiva, qualora la sopravvenienza non incida in modo radicale sul programma contrattuale ma solo sul suo La controparte svantaggiata dovrebbe così accettare una modifica della prestazione che sia idonea a riequilibrare le prestazioni.
Se invece ciò non è possibile perché la presupposizione concerne l'an del rapporto, l'unico rimedio possibile è la risoluzione.
Ciò posto sorge il problema di identificare la norma ad hoc per la risoluzione. Sul punto si sono prospettate le diverse soluzioni previste dal codice civile.
In primis per quanto concerne la condizione risolutiva si è affermata la non applicabilità della stessa per la sua efficacia retroattiva. La retroazione per le parti e verso i terzi ingenera un pregiudizio per la sicurezza dei traffici giuridici: gli acquisti dei terzi verrebbero pregiudicati da fatti sopravvenuti.
Analoga considerazione per la clausola risolutiva espressa che inciderebbe sulla certezza dei rapporti giuridici.
Anche il rimedio della risoluzione per impossibilità sopravvenuta, non è adatto alle esigenze tipiche della presupposizione poiché concerne un fatto eterogeneo, cioè il caso in cui la prestazione sia impossibile, e non la ragione che è venuta meno.
In definitiva l'unico rimedio che appare estensibile alla presupposizione è la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta.
Il rimedio previsto dall'art. 1467 c.c. è più omogeneo poiché riguarda casi in cui la prestazione è ancora possibile; anche se è cambiato il quadro economico, si può chiedere il riequilibrio del contratto con la modifica della prestazioni, infine si tratta di una risoluzione che opera ex nunc per cui i diritti acquisiti dai terzi sono salvi.

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