Stalking bancario, (finalmente) una proposta di legge

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Non è un mistero come, in un Paese segnato dalla crisi economica, il livello di sofferenza del credito abbia raggiunto numeri ed una diffusione consistenti presso imprenditori e privati.

I racconti di quanti, dopo aver avuto accesso a prestiti e finanziamenti (spesso proposti dalle proprie banche o finanziarie ‘di fiducia’), hanno poi conosciuto l’altro lato della medaglia, quello delle società di recupero crediti, coincidono, e riteniamo sia ben definito come ‘stalking bancario’:

  • Telefonate dal mattino presto alla sera tardi, a casa, sul cellulare, sul lavoro, da numeri nascosti o di linee non in elenco;
  • Messaggi ‘sibillini’ lasciati a parenti e collaboratori che dovessero rispondere ai numeri di telefono riconducibili al ‘debitore’;
  • Semplici ‘squilli’ o chiamate senza un reale interlocutore che si trasformeranno in un beffardo ‘…abbiamo più volte tentato di contattarLa invano…’;
  • Lettere con le quali viene generalmente intimato il pagamento di un importo unilateralmente determinato entro termini improbabili se non inferiori ai minimi di legge;
  • Visita a domicilio di un incaricato che, pagato a provvigioni sul recuperato, a parole e ostentando una sicurezza inversamente proporzionale alla capacità di difendersi del ‘debitore’ del momento, dirà quello che per iscritto mai metterebbe…
  • ‘Muro di gomma’ verso qualunque iniziativa il ‘debitore’ in buona fede dovesse intraprendere per avere spiegazioni su come si sia formato il presunto debito (finché non abbiano la forma di un reclamo, alla banca, siano per PEC o raccomandata a.r.).

Si aggiunga, il comportamento del ‘creditore’ principale, ossia la banca o finanziaria, nel momento in cui il supposto debitore eccepisse o semplicemente chiedesse chiarimenti su due delle irregolarità più frequentemente riscontrate su mutui, carte di credito ‘revolving’ e prestiti personali:

  • Usura, ossia l’applicazione di interessi oltre il tasso soglia;
  • Anatocismo, ossia il calcolo di interessi sugli interessi.

Per entrambe queste ipotesi non ci è dato sapere di alcuna risposta data da una banca o finanziaria che, accogliendo i dubbi del cliente, riconoscesse l’errore applicando il rimedio di legge, ossia l’abolizione degli interessi non ancora maturati e la restituzione o compensazione di quelli già saldati col capitale ancora da rimborsare. Ci risulta anzi, purtroppo, l’invio di lettere standardizzate che negano aprioristicamente l’uno, l’altro o entrambi i fenomeni, che contraddicono, statisticamente, le percentuali delle decisioni giudiziali che hanno accertato quei fenomeni o delle transazioni con le quali la banca o la finanziaria del caso riescono in extremis a sottrarsi a una sentenza sfavorevole.

Il risultato di queste pratiche assillanti (per ottenere il pagamento di un credito, tra l’altro, il più delle vote contestabile) sottopone il ‘debitore’ ad una vera e propria azione di persecuzione, di stalking in senso proprio, sfociato perfino nel suicidio del perseguitato.

Nelle more dell’iter che porti la proposta di legge sullo stalking bancario ad essere legge e metta ‘nero su bianco’ ciò che è lecito, ciò che non lo è, e come difendersi, il nostro plauso è per la sola agente per il recupero stragiudiziale che sappiamo aver intrapreso una via diversa, ponendosi come interlocutore (anziché stalker) e favorendo il confronto e la comprensione delle reciproche ragioni, dando chiarimenti, aiutando a interpretare i numeri, verificando documenti.

In tutti i diversi casi in cui il ‘debitore’ si senta intimorito, ‘minacciato’, perseguitato in qualunque misura, ricordiamo che, trattandosi con ogni probabilità di azioni di rilievo penale, ogni mezzo di prova, anche ‘atipico’, sarà ammesso a sostegno delle proprie ragioni. Suggeriamo quindi di conservare e procurarsi ogni elemento di prova possibile!