Aumenti record nei buoni pasto: fino a 440 euro in più l’anno, ma c’è una brutta sorpresa per molti lavoratori

C’è un piccolo grande cambiamento nella Legge di Bilancio 2026 che tocca milioni di lavoratori italiani: l’aumento del valore dei buoni pasto. Uno di quei benefit che sembrano marginali, ma che in realtà pesano ogni giorno sulla vita reale di chi lavora. Dietro un semplice ticket da pochi euro, infatti, si nasconde un aiuto concreto al potere d’acquisto, soprattutto in tempi di inflazione e spese alimentari sempre più alte.

Il Governo ha deciso di innalzare da 8 a 10 euro la soglia esentasse dei buoni pasto elettronici, una misura che, tradotta in numeri, significa fino a 440 euro in più all’anno per chi utilizza quotidianamente i ticket digitali. Una notizia accolta con favore da imprese e associazioni di categoria, che vedono nell’aumento un segnale positivo per la produttività e i consumi.

Dietro l’annuncio, però, si nasconde un’ombra. Mentre i buoni elettronici beneficiano dell’aumento, quelli cartacei restano fermi a 4 euro, esattamente come cinque anni fa. Un divario che rischia di ampliare la distanza tra chi lavora in aziende modernizzate e chi, invece, opera in contesti più tradizionali.

Buoni pasto più alti, ma solo per chi è digitale

La misura è contenuta nella Legge di Bilancio 2026 e confermata da un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi. L’obiettivo dichiarato è duplice: aggiornare i valori alla luce dell’inflazione e, al tempo stesso, spingere sulla digitalizzazione dei benefit aziendali.

I buoni elettronici, infatti, garantiscono una tracciabilità totale delle operazioni, semplificando i controlli fiscali e riducendo gli abusi. Consentono inoltre di abbattere i costi di stampa e gestione, offrendo vantaggi alle aziende emettitrici e agli esercenti convenzionati.

Secondo l’Associazione Nazionale delle Società Emettitrice di Buoni Pasto (Anseb), la decisione era attesa da tempo: il valore medio della pausa pranzo è aumentato di oltre il 20% in cinque anni, e il vecchio limite non copriva più i costi reali. “È un segnale importante per il potere d’acquisto del ceto medio e per la competitività delle imprese”, ha commentato il presidente di Anseb, Matteo Orlandini.

Ma se il futuro è digitale, non tutti possono ancora permetterselo. Molti lavoratori, soprattutto in piccole imprese, negozi, logistica o distribuzione, continuano a ricevere i buoni in formato cartaceo. Per loro, nessun aumento: la soglia resta ferma a 4 euro, lasciando intatto il divario con i colleghi che utilizzano strumenti elettronici.

Aumenti buoni pasto
Buoni pasto più alti, ma solo per chi è digitale – diritto.net

Questa differenza, già introdotta nel 2020, oggi si fa più marcata. Chi utilizza i buoni elettronici potrà contare su un vantaggio netto, esenzione fiscale e importo più alto, mentre chi lavora in realtà meno digitalizzate continuerà a percepire un valore dimezzato.

I sindacati hanno espresso preoccupazione per una “disparità di trattamento tra lavoratori con mansioni simili”, chiedendo un piano di transizione obbligatoria verso i ticket digitali o, almeno, un adeguamento del valore dei buoni cartacei. Per ora, però, il Governo non sembra intenzionato a modificare la misura.

I buoni pasto non sono solo un piccolo extra in busta paga: rappresentano una leva di politica economica. Stimolano i consumi, alleggeriscono le spese quotidiane e, per le imprese, sono un modo per premiare i dipendenti senza aumentare il costo del lavoro.

L’aumento a 10 euro segna quindi un passo avanti, ma lascia aperta una questione di equità che prima o poi dovrà essere affrontata. Perché se è vero che la digitalizzazione migliora la trasparenza, è altrettanto vero che un beneficio diventa davvero sociale solo quando è accessibile a tutti.

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