Assegno di Inclusione, basta questo errore per perdere tutto: devi anche restituire i soldi

Con l’avvicinarsi del 2026, il nuovo quadro normativo sull’Assegno di Inclusione si fa più rigoroso e stringente.

Le modifiche introdotte dal Decreto Sicurezza sul lavoro (D.L. 159/2025) rappresentano un punto di svolta nella lotta contro l’impiego irregolare di percettori del sostegno economico, con conseguenze immediate e severe per datori di lavoro e beneficiari che violano le regole.

La novità più rilevante del decreto riguarda i tempi di applicazione delle sanzioni: non sarà più necessario attendere sentenze definitive o ordinanze passate in giudicato per la perdita dei punti dalla “patente a crediti”. Basterà infatti il verbale unico di accertamento e notifica redatto dall’Ispettorato nazionale del lavoro per attivare automaticamente la penalizzazione.

Questa modifica, inserita all’articolo 27 del D.Lgs. 81/2008 con il nuovo comma 7-bis, è stata concepita per dare un forte impulso alla lotta contro il lavoro nero, in particolare nei cantieri edili, dove storicamente si registra una maggiore diffusione di attività irregolari. Il datore di lavoro che impiegherà un beneficiario dell’Assegno di Inclusione senza un contratto regolare subirà una decurtazione immediata dei punti, anche se successivamente regolarizzerà la posizione del dipendente.

Penalità severe: il sistema di decurtazione punti e i rischi per le imprese

Il sistema di penalità è strutturato in modo progressivo e particolarmente severo. Per ogni lavoratore irregolare percettore dell’Assegno di Inclusione, il datore di lavoro o il lavoratore autonomo subirà la sottrazione di 6 punti dalla patente a crediti. Di questi, 5 punti sono attribuiti alla violazione base relativa al lavoro nero, mentre 1 punto aggiuntivo deriva dall’aggravante specifica introdotta dal decreto sicurezza.

Considerando che la patente a crediti parte da 30 punti e che una soglia inferiore a 15 punti comporta l’impossibilità per l’impresa di operare in cantiere, la presenza di appena due lavoratori irregolari può causare la decurtazione di 12 punti, avvicinando pericolosamente l’azienda al blocco totale delle attività. Questo scenario rappresenta un rischio economico rilevante soprattutto per le piccole e medie imprese, che costituiscono la base del settore edile italiano.

La stretta normativa non colpisce solo i datori di lavoro, ma anche i lavoratori beneficiari dell’Assegno di Inclusione che vengono sorpresi a svolgere attività lavorative non regolari. La prima sanzione prevista è la revoca immediata del sussidio, senza possibilità di giustificazioni o negoziazioni. Inoltre, il lavoratore è tenuto a restituire tutte le somme percepite indebitamente, che possono raggiungere cifre considerevoli in caso di prolungata irregolarità.

Le conseguenze più gravi riguardano la sfera penale: in presenza di violazioni particolarmente gravi, come il lavoro in nero comprovato in flagranza, il beneficiario rischia la denuncia per truffa ai danni dello Stato, reato che comporta pesanti ripercussioni giudiziarie.

Il legislatore ha voluto ribadire con forza che chi usufruisce di un sostegno economico pubblico dedicato a persone in condizioni di difficoltà economica non può contemporaneamente sottrarre risorse alla collettività svolgendo lavoro sommerso, alterando così le regole del mercato del lavoro.

Assegno di Inclusione 2025-2026: requisiti, importi e modalità di erogazione

L’Assegno di Inclusione (ADI), attivo dal 2024, è una misura nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, che sostiene i nuclei familiari in stato di fragilità attraverso percorsi di inclusione sociale e lavorativa. La misura è rivolta a famiglie con componenti minorenni, con disabilità, anziani sopra i 60 anni o in condizioni di svantaggio certificate.

Per accedere all’ADI, oltre ai requisiti di cittadinanza e residenza (almeno cinque anni in Italia, con due anni continuativi), il nucleo familiare deve rispettare precise soglie economiche: un ISEE non superiore a 10.140 euro, un reddito familiare annuo inferiore a 6.500 euro (o 8.190 euro per nuclei con anziani o disabili gravi) e limiti patrimoniali sia immobiliari sia mobiliari.

L’importo massimo mensile può raggiungere i 630 euro, con un ulteriore sostegno fino a 280 euro per le famiglie in affitto, erogato tramite la Carta di Inclusione o Carta ADI. Il beneficio ha durata massima di 18 mesi, rinnovabili per ulteriori 12 mesi con una sospensione di un mese tra i periodi.

Nota informativa: I contenuti di questo articolo hanno valore puramente divulgativo e non costituiscono consulenza legale professionale. Verificare sempre le fonti ufficiali o consultare un esperto.
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