Al via il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego: previsti aumenti differenziati per ministeri, sanità, scuola ed enti locali. Focus su perequazione e taglio del cuneo fiscale.
Il settore del pubblico impiego si prepara a una svolta significativa nei prossimi anni con l’avvio delle trattative per il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro per il triennio 2025-2027. Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, che guida il dossier più delicato del governo Meloni, ha tracciato un percorso chiaro e ambizioso per rilanciare gli stipendi dei dipendenti pubblici, dopo un decennio di rinnovi contrattuali spesso tardivi e insufficienti.
Incrementi salariali per le Funzioni centrali: fino a 158 euro al mese entro il 2027
Il primo tavolo negoziale sarà dedicato ai circa 200 mila dipendenti delle Funzioni centrali, comprendenti il personale dei Ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici come Inps e Inail. La strategia delineata dal ministro Zangrillo e dall’Aran prevede un budget complessivo di quasi dieci miliardi di euro destinati a questa tornata di rinnovi, con aumenti graduali e progressivi per distribuire l’impatto finanziario nel triennio.
Gli aumenti lordi mensili previsti per il personale delle Funzioni centrali saranno articolati su tre anni:
– 52 euro nel 2025;
– 105 euro nel 2026;
– 158 euro nel 2027.
Questo percorso tende a stabilizzare gli stipendi, ricollocandoli nella normalità amministrativa ed evitando ritardi e slittamenti come in passato.
La seconda fase della trattativa si concentrerà sul comparto della sanità pubblica, con incrementi attesi fino a 184 euro lordi al mese entro il 2027, seguiti da quelli per gli enti locali, che potranno beneficiare di aumenti medi di circa 150 euro a regime. Il settore istruzione e ricerca vedrà invece una distribuzione differenziata: 104 euro per il personale Ata, 142,80 euro per i docenti e 229 euro per i ricercatori, con un particolare impegno a valorizzare le professionalità tecnico-scientifiche, considerate strategiche per rafforzare la competitività del sistema di ricerca italiano a livello europeo.

Parallelamente, il governo ha avanzato una proposta innovativa per istituire un fondo di perequazione con uno stanziamento iniziale tra 100 e 150 milioni di euro, destinato a sostenere gli enti locali con bilanci più contenuti e a ridurre il divario salariale tra amministrazioni centrali e territoriali. Questa misura, sostenuta dai sindacati come la Cisl Fp, mira a riequilibrare le retribuzioni e a rafforzare la capacità degli enti locali di attrarre e trattenere professionalità qualificate, soprattutto in zone con costi della vita elevati e mercati del lavoro competitivi.
Oltre agli incrementi futuri, i dipendenti degli enti locali attendono il pagamento di arretrati stimati mediamente in 2.500 euro, relativi agli anni coperti dal contratto 2022-2024. Gli aumenti mensili lordi per questi lavoratori sono previsti così:
– circa 190 euro nel 2025;
– 230 euro nel 2026;
– fino a 280 euro nel 2027.
Nonostante l’impegno finanziario, il principale ostacolo rimane l’inflazione, che nel biennio 2022-2023 ha raggiunto il 13,8%, con previsioni Eurostat che superano il 20% per l’intero quinquennio 2022-2027. Questo contesto rende difficile un pieno recupero del potere d’acquisto anche con gli aumenti previsti, alimentando un confronto serrato con le organizzazioni sindacali che chiedono maggiori risorse.