Le nuove misure contro l’inquinamento colpiscono anche stufe e camini a legna: cosa cambia quest’inverno
L’inverno è alle porte e in molte zone d’Italia, soprattutto nel Nord, riaccendere camini e stufe a legna potrebbe comportare sanzioni. In Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, le autorità locali hanno rafforzato i controlli sull’uso degli impianti domestici alimentati a biomassa, nel tentativo di ridurre la concentrazione di polveri sottili nell’aria. Le regioni del bacino padano sono da anni alle prese con i peggiori livelli di inquinamento atmosferico in Europa e, quando la qualità dell’aria scende sotto soglia, scattano divieti temporanei che coinvolgono anche impianti per il riscaldamento domestico.
Dove e quando non si può accendere il camino
Le regole variano da comune a comune, ma il principio è condiviso: più l’impianto è vecchio e inquinante, più è probabile che venga vietato nei mesi critici. In Lombardia, ad esempio, il divieto è permanente per camini e stufe con meno di 3 stelle. In Piemonte si segue un sistema di allerta che prevede stop progressivi in base al superamento dei limiti di PM10. Il Veneto attiva misure simili durante le cosiddette “emergenze smog”. Anche in Emilia-Romagna la stretta è concreta, soprattutto tra ottobre e marzo.

Nel dettaglio, gli impianti vengono classificati secondo un sistema a stelle da 1 a 5, che misura l’impatto ambientale. Le stufe e i camini con 1 o 2 stelle sono già banditi in molte aree urbane, mentre quelli a 3 stelle rischiano il blocco durante le fasi di allerta arancione o rossa. Per continuare ad utilizzare un impianto anche nei periodi critici è necessario che esso sia almeno di 4 stelle.
La valutazione viene effettuata in base al certificato ambientale rilasciato dal produttore, che deve essere conservato dal proprietario e mostrato in caso di controlli. Questo documento attesta le prestazioni dell’apparecchio in termini di emissioni e rendimento. Non averlo o usarlo fuori dalle regole può comportare conseguenze economiche serie. Le sanzioni partono da 100 euro e possono arrivare a 5.000 euro, in caso di mancata registrazione dell’impianto o uso non conforme.
Chi fa i controlli e quali documenti servono
I controlli sono affidati alla Polizia Locale, ma anche alle agenzie regionali per l’ambiente (ARPA), che effettuano verifiche mirate nei comuni più colpiti dallo smog. Gli ispettori possono accedere alle abitazioni, su segnalazione o durante campagne di controllo, e richiedere i documenti dell’impianto, tra cui:
- il libretto dell’impianto termico aggiornato;
- il certificato ambientale;
- le ricevute della manutenzione obbligatoria.
Chi non è in regola riceve un verbale amministrativo. Nei casi più gravi può intervenire anche il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, ad esempio quando vengono rilevate modifiche non autorizzate agli impianti di evacuazione dei fumi o situazioni che mettono a rischio l’incolumità pubblica. In questi casi, può essere disposto l’obbligo immediato di messa in sicurezza.
Per evitare problemi, è fondamentale verificare la classificazione del proprio impianto, soprattutto se si tratta di un camino tradizionale o di una vecchia stufa acquistata molti anni fa. Gli impianti più recenti, oltre ad avere una migliore resa energetica, garantiscono anche emissioni molto più basse. Chi decide di sostituirli può beneficiare di incentivi pubblici, come il Conto Termico o le detrazioni fiscali legate all’ecobonus.
Un altro aspetto da non sottovalutare è l’uso della legna certificata, ben stagionata e asciutta, che produce meno fumo e residui. Bruciare legna umida o scarti non idonei, come pellet non certificato, aggrava le emissioni e rischia di compromettere la sicurezza dell’impianto.
Le regioni del bacino padano continueranno a monitorare i livelli di polveri sottili giorno per giorno. Quando i valori superano le soglie per più giorni consecutivi, entrano in vigore automaticamente i divieti secondo lo schema delle “allerta smog”. In quel caso, anche gli impianti a 3 stelle dovranno essere spenti, mentre potranno continuare a funzionare solo quelli più performanti.
Per chi vive in città come Milano, Torino, Bologna o Verona, è quindi utile consultare periodicamente i bollettini regionali o i siti comunali, dove vengono pubblicati gli aggiornamenti e le eventuali ordinanze. Essere informati è il primo passo per evitare sanzioni.