Conto in banca più pieno in queste settimane: quando arrivano gli aumenti fino a 184 euro e per chi

Si avvicina una fase cruciale per il rinnovo dei contratti nel settore pubblico: il governo ha pianificato l’apertura delle trattative.

Dopo anni di rinnovi contrattuali ritardati e controversi, l’esecutivo guidato dal ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha definito una strategia chiara per riportare ordine e normalità nel settore, puntando a chiudere le negoziazioni entro il 2025.

Il primo settore interessato dalla trattativa è quello delle Funzioni centrali, che comprende circa 200 mila dipendenti pubblici tra Ministeri, agenzie fiscali e enti come Inps e Inail. L’atto di indirizzo del ministro Zangrillo ha affidato all’Aran un budget complessivo di quasi 10 miliardi di euro per l’intero pacchetto di rinnovi, con un piano di aumenti strutturato in modo progressivo per contenere l’impatto finanziario e garantire un adeguamento salariale più equilibrato.

Gli aumenti previsti per questo comparto saranno articolati nel triennio come segue:
– 52 euro lordi mensili nel 2025;
– 105 euro lordi mensili nel 2026;
– 158 euro lordi mensili nel 2027.

Questo percorso di incremento rappresenta un significativo passo avanti rispetto ai contratti precedenti, che spesso sono stati oggetto di forti ritardi e di risorse insufficienti.

Aumenti diversificati per comparto: sanità, enti locali e scuola

Dopo la definizione delle risorse per le Funzioni centrali, a gennaio 2026 si apriranno i tavoli negoziali per altri comparti chiave del pubblico impiego, ovvero la sanità, gli enti locali e il settore dell’istruzione e della ricerca. Il governo ha già delineato le linee guida per gli aumenti stipendiali attesi, che saranno differenziati in base alle specificità e alle esigenze di ciascun settore.

Per la sanità, l’incremento massimo previsto è di 184 euro lordi mensili entro il 2027, a beneficio di medici, infermieri e personale sanitario. Per i dipendenti degli enti locali, come comunali e regionali, si prevede un aumento di circa 150 euro mensili a regime. Nel comparto della scuola, gli aumenti saranno così ripartiti:
– 104 euro per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA);
– 142,80 euro per i docenti;
– 229 euro per i ricercatori universitari e del settore tecnico-scientifico.

Quest’ultimo dato evidenzia la volontà del governo di valorizzare le professionalità tecnico-scientifiche, ritenute fondamentali per rafforzare la competitività della ricerca italiana a livello europeo.

Il nodo dell’inflazione e il potere d’acquisto

Nonostante l’impegno finanziario e la programmazione anticipata, il principale ostacolo rimane l’inflazione. I dati ufficiali indicano che nel biennio 2022-2023 l’inflazione ha raggiunto una media del +13,8%, mentre le previsioni Eurostat stimano che tra il 2022 e il 2027 l’incremento complessivo dei prezzi supererà il 20%. Di conseguenza, anche con gli aumenti previsti, il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici continuerà a diminuire.

Questa situazione alimenta il confronto acceso con le organizzazioni sindacali, che da tempo denunciano la carenza di risorse adeguate per compensare l’aumento del costo della vita. Tuttavia, aumentare il budget destinato ai rinnovi contrattuali richiederebbe coperture finanziarie solide e immediate, difficili da reperire in un contesto di rigore fiscale, soprattutto considerando l’obiettivo del governo di uscire entro il 2025 dalla procedura europea per deficit eccessivo.

Il governo ha definito un calendario preciso per le trattative contrattuali che interesseranno progressivamente tutti i comparti del pubblico impiego. Dopo l’avvio a dicembre 2025 per le Funzioni centrali, si passerà a gennaio 2026 con il settore sanitario, seguito da enti locali e istruzione. Questo approccio mira a gestire con gradualità l’impatto finanziario e a garantire una copertura omogenea delle diverse categorie di lavoratori pubblici.

La sfida resta quella di bilanciare le risorse disponibili con le aspettative delle categorie e le pressioni inflazionistiche, in un quadro di rigore economico e di necessità di rilancio della pubblica amministrazione.

Nota informativa: I contenuti di questo articolo hanno valore puramente divulgativo e non costituiscono consulenza legale professionale. Verificare sempre le fonti ufficiali o consultare un esperto.
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