Imu: il Ministero dell’Economia ha emanato nuove disposizioni che chiariscono e limitano le condizioni entro cui i sindaci possono modulare le aliquote.
Questa mossa rappresenta un tentativo di bilanciare la flessibilità concessa agli enti locali senza però concedere un potere assoluto, mantenendo un quadro normativo stabile e coerente a livello nazionale.
Il decreto firmato dal viceministro Maurizio Leo e pubblicato recentemente in Gazzetta Ufficiale, aggiorna le linee guida per la definizione delle aliquote Imu da parte dei Comuni che dovranno attenersi a criteri precisi senza poter introdurre nuove fattispecie arbitrarie. L’obiettivo è garantire una maggiore trasparenza e omogeneità, evitando disparità eccessive tra territori diversi.
Nuove regole per la flessibilità sulle aliquote Imu 2026
In particolare, il documento ribadisce che i sindaci non potranno superare l’aliquota massima stabilita, ma avranno comunque la possibilità di applicare aliquote ridotte in presenza di situazioni specifiche. Tra queste, spicca la possibilità di applicare sgravi sulle case al mare “a disposizione”, ossia quelle abitazioni non utilizzate come residenza principale e non concesse in comodato d’uso, purché si rispettino i parametri temporali stabiliti, come il numero di mesi in cui l’immobile rimane effettivamente non abitato o non affittato.

Ulteriori criteri che i Comuni possono considerare riguardano la presenza o meno delle utenze di gas, luce e acqua, così come la presenza o assenza di arredamento, elementi che aiutano a definire se un immobile è effettivamente utilizzato o meno. Queste indicazioni sono particolarmente rilevanti per chi possiede seconde case al mare e le utilizza saltuariamente, offrendo la concreta possibilità di un risparmio fiscale in caso di aliquote ridotte applicate in modo mirato.
Una novità importante rispetto agli anni precedenti riguarda la tassazione degli immobili resi inagibili. Oltre alla possibilità già prevista di applicare aliquote ridotte o azzerate per case danneggiate da calamità naturali, il nuovo regime consente ora ai Comuni di estendere tali agevolazioni anche agli immobili inabitabili per cause diverse, come degrado strutturale o altri problemi non legati a eventi catastrofici.
Per quanto riguarda gli immobili concessi in comodato d’uso, la normativa distingue tra il comodato agevolato e quello ordinario, introducendo inoltre differenze basate sul grado di parentela tra chi concede e chi riceve l’alloggio. Tali differenziazioni permettono ai sindaci di calibrare le aliquote in modo più preciso, tenendo conto delle specifiche condizioni familiari e contrattuali.
I nuovi criteri si applicheranno alle aliquote Imu per l’anno 2026. Le amministrazioni comunali hanno già la possibilità di caricare i prospetti delle aliquote sul portale del Ministero, entro la scadenza del 14 ottobre, pena l’applicazione automatica delle aliquote vigenti nel 2025 o, in assenza anche di queste, dell’aliquota base standard.
Parallelamente, l’Agenzia delle Entrate ha recentemente attivato un innovativo servizio gratuito che consente a cittadini e professionisti di consultare e scaricare le mappe catastali aggiornate. Attraverso questa piattaforma, è possibile ottenere file vettoriali o immagini dei fogli catastali, utili per verificare la situazione degli immobili oggetto di tassazione. Il servizio è disponibile sull’intero territorio nazionale, fatta eccezione per le aree gestite dalle Province Autonome di Trento e Bolzano.