Quando arriva il momento di assumere un badante, spesso è l’urgenza a guidare le scelte. Una caduta improvvisa, una fragilità che avanza o semplicemente il bisogno di supporto quotidiano. In quegli istanti, la burocrazia sembra un ostacolo enorme, soprattutto quando si ha paura di sbagliare un modulo o di mancare una scadenza.
A raccontarlo sono molti familiari che, dopo qualche esitazione iniziale, hanno scoperto che registrare un collaboratore domestico all’INPS richiede soprattutto calma e precisione. Un dettaglio in particolare fa davvero la differenza: sapere dove cliccare e quali dati fornire, così da evitare sorprese economiche o sanzioni indesiderate.
Negli ultimi anni, l’INPS ha semplificato l’accesso ai propri servizi, puntando su portali più intuitivi e credenziali uniche come SPID e CIE. Questo ha ridotto gli errori più comuni, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta a una procedura di assunzione. Rimane però un nodo cruciale: capire quali informazioni inserire e come impostare correttamente il contratto. Ed è qui che la tecnologia aiuta davvero, perché consente di completare tutto da casa, senza code né appuntamenti, e con una ricevuta ufficiale immediata che tutela il datore di lavoro.
INPS, come funziona davvero la registrazione di un badante
Il motivo è più semplice di quanto si pensi: la comunicazione di assunzione non è altro che un modulo digitale che raccoglie i dati essenziali del lavoratore e le condizioni del rapporto. Una volta effettuato l’accesso al portale INPS con le proprie credenziali, il sistema indirizza direttamente alla sezione dedicata al lavoro domestico. Da lì, passo dopo passo, basta compilare i campi richiesti: anagrafica del badante, orario settimanale, tipo di assistenza, eventuale convivenza.

Ecco come funziona in pratica. Il datore di lavoro definisce l’orario, il livello contrattuale e il compenso, sulla base delle tabelle aggiornate del lavoro domestico. Inserire dati precisi permette di calcolare in automatico contributi, ferie, TFR e tredicesima, evitando errori che potrebbero costare caro. Un altro aspetto da non trascurare riguarda la scelta tra badante convivente o non convivente: la differenza incide sui contributi e sullo stipendio minimo, quindi serve attenzione.
Un piccolo dettaglio fa davvero la differenza: conservare sempre la ricevuta di invio. È la prova ufficiale che l’assunzione è stata registrata e protegge da contestazioni o sanzioni. Molti temono i costi, ma le agevolazioni fiscali alleggeriscono notevolmente la spesa. Bonus dedicati all’assistenza domestica e deduzioni specifiche permettono di recuperare una parte importante dell’investimento, purché ogni documento sia conservato correttamente.