Lo fai sempre con il tuo partner, ma adesso è un reato penale: fai attenzione o finisci nei guai

Forse non lo sai, ma questo può essere un vero e proprio reato penale. Ecco a che cosa devi assolutamente prestare attenzione

La Corte di Cassazione ha nuovamente ribadito l’irrilevanza della mancanza di password attiva per l’accesso non autorizzato a dispositivi mobili, sancendo che leggere le chat di WhatsApp del partner costituisce sempre un reato penale, anche se il telefono è già sbloccato. Questa pronuncia aggiorna e conferma la giurisprudenza italiana in materia di tutela della privacy e della corrispondenza elettronica, riaffermando i limiti entro cui il diritto alla prova può essere esercitato.

Accesso abusivo a sistema informatico: il principio di illegittimità

Il ricorso presentato in Cassazione aveva come fondamento l’assenza di elementi oggettivi per configurare il reato, con la motivazione che l’accesso non fosse abusivo in quanto il dispositivo era privo di blocco al momento dell’utilizzo. Inoltre, l’imputato aveva invocato la scriminante dell’art. 51 c.p. quali giustificazioni per la tutela del figlio minore. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l’accesso abusivo non si limita alla violazione di misure tecniche di sicurezza, ma si configura anche quando l’ingresso avviene senza il consenso del titolare e con consapevolezza dell’illiceità.

In particolare, la mancanza di password o blocchi attivi non esclude la punibilità, se si dimostra che il sistema è normalmente protetto e che l’accesso è avvenuto contro la volontà del proprietario. Come sottolineato dagli Ermellini, “non rileva che le credenziali fossero state comunicate in precedenza dallo stesso titolare, se la condotta ha superato i limiti dell’autorizzazione e contrastato con la volontà della persona offesa”.

Violazione della privacy e diritto alla prova in sede civile

La sentenza si sofferma anche sul delicato equilibrio tra il diritto alla prova e la tutela della riservatezza. La Corte ha escluso che la finalità di proteggere interessi superiori, come il benessere del figlio minore, possa giustificare la violazione della privacy attraverso l’accesso illecito alle comunicazioni. In particolare, è stato precisato che la produzione di prove in giudizio deve avvenire tramite canali legali, come un ordine giudiziario ex art. 210 c.p.c., anche in via d’urgenza, e non attraverso iniziative autonome e illecite.

Lo fai sempre con il tuo partner, ma adesso è un reato penale
Lo fai sempre con il tuo partner, ma adesso è un reato penale-diritto.net

Questo principio si estende alla corrispondenza elettronica archiviata su dispositivi personali, compresi messaggi WhatsApp, chat, e-mail e simili, anche se protetti da PIN. L’accesso non autorizzato configura il reato di cui all’art. 616 c.p., con esclusione dell’art. 617 c.p. (intercettazione), che riguarda la captazione di comunicazioni in tempo reale.

Spiare il cellulare del partner: le conseguenze legali

L’orientamento della Cassazione è chiaro e coerente con precedenti sentenze: leggere i messaggi del coniuge, partner o convivente senza consenso è sempre punibile penalmente. Anche se il telefono è lasciato in spazi condivisi o risulta sbloccato, l’atto non perde la sua natura illecita. La giurisprudenza ha più volte sottolineato che in assenza di un’autorizzazione specifica, ogni intrusione nelle comunicazioni elettroniche altrui costituisce reato, con pene che possono arrivare fino a tre anni di reclusione per accesso abusivo e da sei mesi a quattro anni per l’installazione di software spia (interferenze illecite nella vita privata).

Inoltre, la sottrazione forzata del cellulare per accedere ai dati personali è equiparata al reato di rapina, con conseguenze penali ancor più severe. Le prove raccolte in violazione della legge sono inutilizzabili in giudizio, anche in cause di separazione o divorzio.

La Cassazione invita pertanto a utilizzare sempre i canali legali per la raccolta di prove, evitando l’illegalità che potrebbe compromettere la posizione processuale. In tal senso, la tutela della privacy e il rispetto delle norme sul trattamento dei dati personali sono valori fondamentali e inderogabili nell’ordinamento italiano.

Nota informativa: I contenuti di questo articolo hanno valore puramente divulgativo e non costituiscono consulenza legale professionale. Verificare sempre le fonti ufficiali o consultare un esperto.
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