Nel contesto della discussione sulla Legge di Bilancio 2026, è stato presentato un emendamento di rilievo per le famiglie.
Questo intervento normativo, promosso dalla maggioranza e in particolare da Fratelli d’Italia, propone l’istituzione di un fondo pensione parzialmente sovvenzionato dall’Inps per ogni neonato, con l’obiettivo di favorire la formazione di una base economica per la futura pensione integrativa o per altre esigenze legate al percorso formativo e lavorativo dei giovani.
L’emendamento, come riportato da fonti nazionali quali Il Messaggero, introduce la possibilità di aprire un fondo pensione su base volontaria da parte dei genitori, o di altri parenti fino al terzo grado, entro i primi tre mesi di vita del bambino. La sottoscrizione al fondo richiede un versamento iniziale minimo di 100 euro, a cui si aggiunge un contributo annuale di 50 euro da parte dell’Inps.
Il denaro accumulato rimarrà a disposizione del minore al raggiungimento della maggiore età, momento in cui potrà decidere se mantenerlo investito per garantirsi una rendita futura, impiegarlo per finanziare studi universitari o corsi di specializzazione, oppure investirlo in un’attività imprenditoriale autonoma. Questo approccio mira a fornire un supporto finanziario flessibile, capace di adattarsi alle esigenze individuali dei giovani.
La misura si inserisce nel più ampio dibattito sulla sostenibilità del sistema pensionistico nazionale, che, con il progressivo passaggio al sistema contributivo, vedrà assegni pensionistici mediamente più bassi e un innalzamento dell’età pensionabile. Di conseguenza, la previdenza complementare assume un ruolo sempre più cruciale per assicurare un adeguato tenore di vita nella terza età.
Il confronto con la proposta di Azione
Parallelamente, il partito Azione, guidato da Carlo Calenda, ha avanzato una proposta alternativa, che si concentra più sugli incentivi fiscali e contributivi per l’iscrizione a fondi pensione esistenti, piuttosto che sulla creazione di un fondo statale dedicato. Secondo l’idea di Azione, le famiglie riceverebbero un bonus di 300 euro nel primo anno di vita del bambino e 200 euro per ciascuno dei quattro anni successivi, a fronte di un contributo minimo da parte dei genitori di 100 euro annui.
Sul piano finanziario, le due iniziative presentano costi molto diversi: mentre la proposta di Fratelli d’Italia avrebbe un impatto di circa 18 milioni di euro annui, quella di Azione prevederebbe un esborso iniziale di 500 milioni, riducendosi a 250 milioni a regime. Entrambe le proposte hanno superato la fase preliminare e saranno oggetto di discussione parlamentare, ma la prima, sostenuta dalla maggioranza, gode di maggiori probabilità di approvazione.

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Il dibattito nazionale si arricchisce di un’esperienza già attuata a livello regionale. La Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, con un provvedimento approvato dal Consiglio regionale, ha istituito un sistema di incentivi per l’iscrizione a forme di previdenza complementare fin dalla nascita, diventando un modello pionieristico in Italia.
La legge regionale, voluta dall’assessore Carlo Daldoss e sostenuta dal presidente Arno Kompatscher, prevede un contributo iniziale di 300 euro versato direttamente nella posizione previdenziale del neonato, adottato o affidato. Nei quattro anni successivi, sono erogati altri 200 euro annui, subordinati al versamento minimo di 100 euro da parte della famiglia. La misura è universale, senza condizioni economiche restrittive, e si estende anche ai bambini nati dal 2020 al 2024.
L’iniziativa, gestita da Pensplan Centrum S.p.A., società in house regionale, si propone di consolidare la cultura della previdenza complementare tra i più giovani e di offrire un sostegno concreto alle famiglie, con un investimento iniziale stimato a circa 3,2 milioni di euro per il primo anno, stabilizzandosi successivamente su un impegno di circa 2 milioni annui.
L’importanza della previdenza complementare in Italia
L’adesione ai fondi pensione in Italia rimane limitata: secondo l’Osservatorio Pensioni 2025 di Moneyfarm, solo il 38,8% dei lavoratori dipendenti e il 23,7% degli autonomi sono iscritti a forme di previdenza complementare, con dati ancora più bassi tra giovani e donne. Tale situazione desta preoccupazione, poiché il sistema pubblico non sarà in grado di garantire in futuro gli stessi livelli di sostegno economico ai pensionati.
La creazione di fondi pensione fin dall’infanzia potrebbe dunque rappresentare una strategia efficace per contrastare questo gap, offrendo ai nuclei familiari nuove opportunità di investimento a lungo termine, capaci di integrare la pensione pubblica e di finanziare percorsi formativi o iniziative imprenditoriali.