Ogni anno migliaia di cittadini raggiungono l’età pensionabile e si rivolgono all’INPS per richiedere la pensione di vecchiaia.
Non sempre il percorso amministrativo si conclude senza sorprese. Negli ultimi mesi, diverse segnalazioni hanno evidenziato casi in cui i pensionati hanno perso gli arretrati della pensione a causa di debiti pregressi con l’Istituto. Vediamo come funziona la procedura e in quali casi si rischia di perdere somme spettanti.
La prassi per ottenere una prestazione pensionistica o assistenziale dall’INPS è consolidata. Il cittadino presenta la domanda al raggiungimento dei requisiti anagrafici e contributivi e attende l’accoglimento da parte dell’Istituto. La decorrenza del trattamento decorre generalmente dal primo giorno del mese successivo al compimento dei requisiti o alla presentazione della domanda, a seconda del caso.
Se la domanda viene presentata tempestivamente e l’iter è rapido, il primo pagamento arriva solitamente nel mese stesso in cui scatta il diritto. Per esempio, chi presenta domanda di pensione nel mese in cui compie 67 anni – età minima per la pensione di vecchiaia o per l’assegno sociale – e vede la domanda accolta nello stesso mese, riceverà il rateo a partire dal mese successivo.
Tuttavia, talvolta l’iter amministrativo si allunga, con ritardi che possono arrivare a diversi mesi. In questi casi, la legge prevede il riconoscimento degli arretrati per il periodo di attesa, che vengono corrisposti al beneficiario una volta accolta la domanda.
Quando l’INPS trattiene gli arretrati: il caso dei debiti pregressi
Il problema emerge quando il beneficiario ha un debito pregresso con l’INPS o con altre amministrazioni pubbliche e questo viene compensato con le somme degli arretrati. È quanto accaduto a una nostra lettrice, una donna single che ha presentato domanda per l’Assegno Sociale nel mese del suo 67° compleanno, luglio 2025. La sua domanda, accolta solo a ottobre, le ha consentito di ricevere il primo rateo a novembre per 541 euro, ma gli arretrati di agosto, settembre e ottobre sono stati trattenuti dall’INPS per compensare un debito accumulato con il reddito di cittadinanza.
Questo caso non è isolato. L’INPS ha infatti la facoltà di effettuare trattenute sulle prestazioni dovute a un contribuente per recuperare somme non dovute precedentemente percepite, indipendentemente dalla natura dei debiti. Possono essere trattenuti anche importi relativi a pensioni, assegni sociali, indennità di accompagnamento o invalidità, e persino somme spettanti a eredi di pensionati deceduti che avevano debiti con l’Istituto.
L’istruttoria per l’assegno sociale o la pensione, quindi, si può prolungare proprio per verificare queste situazioni debitorie, con conseguente ritardo nell’accoglimento e perdita parziale o totale degli arretrati.

L’Assegno Sociale è una prestazione assistenziale destinata a chi ha almeno 67 anni, un reddito personale o familiare inferiore a determinate soglie e pochi o nessun contributo versato. Nel 2025, l’importo pieno è di circa 538,69 euro mensili per tredici mensilità, esente da IRPEF.
I requisiti principali sono:
- Residenza legale e continuativa in Italia da almeno 10 anni;
- Reddito personale inferiore a 7.002,97 euro annui per i non coniugati, o reddito coniugale inferiore a 14.005,94 euro per i coniugati;
- Cittadinanza italiana o situazioni equiparate (cittadini comunitari iscritti all’anagrafe, extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, rifugiati politici, ecc.).
L’assegno sociale non è reversibile ai familiari, non è pignorabile né cedibile, e viene sospeso in caso di assenza dal territorio italiano superiore a 29 giorni consecutivi.
La domanda deve essere presentata tramite i canali dedicati INPS: online tramite il portale MyINPS, tramite contact center o patronati. È fondamentale presentare la domanda tempestivamente per non perdere mensilità di assegno spettanti.