Non tutti lo sanno, ma se osservi questo in un ristorante, il risarcimento può arrivare davvero. Cosa dice la legge, in merito
L’intossicazione alimentare può manifestarsi anche dopo aver consumato un pasto in un ristorante o in un locale pubblico, suscitando legittimi dubbi sulla responsabilità del gestore. Nonostante i rigidi controlli igienico-sanitari imposti dalla normativa vigente, i casi di malesseri legati a cibi avariati o contaminati non sono del tutto eliminabili. In questo contesto, è fondamentale conoscere i diritti del consumatore e le modalità per denunciare un ristorante per intossicazione alimentare.
Quando e come si configura la responsabilità del ristorante
L’intossicazione alimentare non è una singola malattia, bensì un insieme di disturbi gastrointestinali causati dall’ingestione di alimenti contaminati da batteri, virus, parassiti o sostanze tossiche. La responsabilità del ristorante può sorgere in diverse fasi: dalla scelta e conservazione degli alimenti, alla loro preparazione e somministrazione. Se i sintomi compaiono dopo un pasto consumato nel locale, è lecito sospettare una mancata osservanza delle norme igieniche da parte del ristoratore o del personale di cucina.
Dal punto di vista legale, il ristorante è tenuto a garantire un servizio conforme agli standard di sicurezza alimentare previsti dal Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005) e dal regolamento europeo HACCP. La responsabilità può ricadere sul titolare, che deve assicurare la qualità degli alimenti e l’igiene degli ambienti, o sul cuoco, che ha il compito di controllare la freschezza e la corretta preparazione delle pietanze. Nel caso in cui il cliente soffra di allergie, la tutela dipende dalla comunicazione preventiva delle proprie esigenze al personale.
Le procedure per denunciare un’intossicazione alimentare
La prima azione consigliata a chi sospetta un’intossicazione alimentare è recarsi immediatamente da un medico per ottenere una diagnosi certificata, essenziale per dimostrare il nesso causale tra il malessere e il pasto consumato. Il certificato medico e eventuali perizie sono documenti chiave in un eventuale procedimento legale.

Per denunciare il ristorante, il consumatore può presentare una segnalazione alle Forze dell’ordine o all’ASL competente, che avvieranno controlli ispettivi per verificare il rispetto delle norme igienico-sanitarie. La denuncia può portare a sanzioni amministrative o penali, qualora si accerti la vendita di sostanze alimentari nocive, punita dall’articolo 444 del Codice penale con reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa.
Parallelamente, è possibile avviare un’azione civile per ottenere il risarcimento dei danni subiti, che può includere la restituzione del prezzo pagato e il risarcimento per eventuali spese mediche. Tuttavia, come sottolineato dalla Corte di Cassazione, non è previsto risarcimento per disturbi lievi come un semplice mal di pancia; la gravità del danno deve essere documentata.
I rischi per il ristorante e la tutela del consumatore
Il ristorante rischia conseguenze di natura penale, civile e amministrativa. Oltre alle sanzioni pecuniarie e alla possibile condanna per reati legati alla sicurezza alimentare, può subire danni reputazionali significativi. Per questo motivo, rispettare scrupolosamente le norme di igiene, mantenere un controllo rigoroso sulle materie prime, e informare correttamente i clienti circa la presenza di allergeni rappresentano misure essenziali.
Il consumatore, dal canto suo, può rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto alimentare o in responsabilità civile per essere consigliato nel percorso di denuncia e tutela. Inoltre, segnalazioni all’ASL o al NAS dei Carabinieri, effettuate senza malafede, sono strumenti importanti per la prevenzione e la salvaguardia della salute pubblica.
Il rapporto tra cliente e ristorante è infatti regolato da un contratto implicito che impone al gestore di fornire alimenti sicuri e conformi al servizio offerto, mentre al consumatore spetta il diritto di ricevere un prodotto in linea con le aspettative di qualità e sicurezza. In caso di disagio, i rimedi legali sono a disposizione ma devono essere supportati da prove concrete e valutazioni mediche accurate.