A partire dal 2026, gli italiani si troveranno a fronteggiare una nuova imposizione fiscale, denominata tassa etica.
Questa misura, inserita nel più ampio contesto delle strategie di bilancio dello Stato per il triennio 2025-2027, rischia di pesare ulteriormente sulle tasche di molte famiglie, già alle prese con un’economia in fase di rallentamento e con un mercato del lavoro in continua evoluzione.
La nuova tassa etica è stata approvata nell’ambito della legge di bilancio 2025, che ha visto una discussione intensa in Parlamento durante le sedute di dicembre 2024, come emerge dal resoconto stenografico della XIX legislatura. Il governo ha posto la questione di fiducia sull’approvazione dell’articolo 1 del disegno di legge, senza possibilità di emendamenti, evidenziando l’urgenza e la priorità attribuite a questa manovra.
Questa tassa si configura come un ulteriore carico fiscale per determinati lavoratori autonomi e dipendenti, soprattutto in settori caratterizzati da redditi medio-alti, andando ad incidere sulle detrazioni fiscali e sugli incentivi precedentemente vigenti. In particolare, la misura prevede una riduzione delle detrazioni fiscali per i redditi superiori ai 75.000 euro, una soglia che, secondo le critiche mosse da alcune forze politiche, potrebbe penalizzare anche i professionisti e i lavoratori con redditi non necessariamente elevati ma comunque oltre tale limite.
Il deputato Benedetto Della Vedova, intervenuto durante le dichiarazioni di voto, ha sottolineato come questa scelta rappresenti un messaggio negativo per il ritorno dei cosiddetti “cervelli in fuga” e per il settore del Terzo Settore, evidenziando come l’inasprimento fiscale non favorisca la competitività né la crescita economica del Paese. Della Vedova ha inoltre rimarcato che, sebbene il governo abbia operato in una direzione di “riduzione del danno” rispetto alle promesse elettorali di alcune forze politiche, la tassazione complessiva non diminuisce, anzi aumenta, con effetti potenzialmente deleteri per l’economia e il mercato del lavoro.
Impatti economici e sociali della nuova tassa
L’introduzione della tassa etica si inserisce in un contesto economico caratterizzato da una forte attenzione al bilancio dello Stato e alla sostenibilità della spesa pubblica. Il sistema economico italiano, come definito dalle più recenti analisi, vede una complessa rete di interdipendenze tra produzione, consumo, mercato finanziario e intervento statale, e ogni modifica fiscale influenza tutti questi elementi in maniera significativa.

Secondo gli analisti, l’aumento della pressione fiscale su specifiche categorie di lavoratori rischia di ridurre la capacità di spesa e di investimento, con possibili ricadute negative sul sistema produttivo e sul mercato del lavoro. In particolare, la diminuzione delle detrazioni e l’inasprimento delle aliquote potrebbero indurre una contrazione dei consumi privati e un aumento della precarietà lavorativa.
Inoltre, questa misura arriva in un momento in cui il dibattito sul mercato del lavoro è particolarmente acceso, con sindacati come la CGIL che hanno recentemente depositato referendum per la tutela contro i licenziamenti illegittimi, il superamento della precarietà e la sicurezza nei luoghi di lavoro. L’inasprimento fiscale potrebbe quindi alimentare ulteriori tensioni sociali e rallentare la già difficile ripresa economica post-pandemica.