Opinioni: Giustizia, anno nuovo vecchie inefficienze

L’efficienza della giustizia civile ha un effetto prociclico sull’economia: la lentezza dei processi aggraverà la crisi economica per le imprese italiane. Un ulteriore aumento delle risorse pubbliche non serve a risolvere il problema. Lo sostiene anche la relazione del presidente della Corte di Cassazione. Meglio puntare su una riorganizzazione della macchina giudiziaria. A partire dalla riduzione del numero di sedi, con una migliore gestione del personale e delle attrezzature e rilevanti economie di specializzazione. Le proposte per la riforma della professione forense.

Cassazione, nozze lampo non consumate? La ex moglie va mantenuta lo stesso

L’ex moglie va mantenuta con lo stesso tenore di vita anche se le nozze sono durate una sola settimana. Lo ha stabilito la Cassazione. Senza successo l’ex marito ha tentato di contestare la legittimità del “balzello” dicendo che si trattava di una «rendita parassitaria».

Eluana, il premier: ‘Ora interveniamo’

Come si configurerà l’azione del governo? Il Guardasigilli: non sospendere idratazione e alimentazione a chi, come Eluana, è in stato vegetativo da ben 17 anni.  Napolitano: «in Italia non è in discussione nulla che riguardi l’eutanasia»; la Costituzione,  all’articolo 32 recita «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario». Umberto Veronesi: «se diventasse legge, l’Italia sarebbe il primo Stato a imporre la vita artificiale»

Le modifiche proposte al Ddl sulle intercettazioni

Otto emendamenti proposti dal governo al ddl presentato a giugno del 2008. In particolare non viene più rivista la legge attuale e quindi si possono sempre intercettare tutti i reati con pene superiori ai cinque anni, più altri, fra cui pornografia minorile, contrabbando, delitti contro la pubblica amministrazione e reati relativi a traffico di stupefacenti e armi. Per autorizzare l’intercettazione occorre che ci siano ‘gravi indizi di colpevolezza’.

L’esame da ingegnere non si aggira se si va in Spagna

Non è possibile aggirare l’esame di Stato stabilito dalle leggi del proprio Paese per esercitare una professione, semplicemente andando in un altro Paese membro, facendosi riconoscere il titolo lì e poi tornare nel luogo di provenienza per esercitare la professione. Sembra assurdo ma, grazie alla normativa europea, sia il ministero della Giustizia che il Consiglio di Stato hanno avuto dei dubbi che, invece, fosse possibile.