Suicidio assistito lecito, pubblicate le motivazioni della sentenza Welby

Riceviamo dall’Associazione Luca Coscioni le motivazioni della sentenza della Corte di Appello di Genova sul suicidio assistito lecito che ha confermato l’assoluzione di Mina Welby e Marco Cappato dai reati di istigazione e aiuto al suicidio per l’assistenza data a Davide Trentini, malato di sclerosi multipla cronica progressiva. 

Per chi non la conoscesse, l'Associazione Luca Coscioni è un’associazione no profit di promozione sociale attiva nella difesa delle libertà civili e dei diritti umani, tra cui quella al cd. suicidio assistito lecito.

Tra le numerose attività segnaliamo la Proposta di legge di iniziativa popolare sul Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia che qui riportiamo:

I sottoscritti cittadini italiani promuovono la seguente legge di iniziativa popolare ai sensi dell’art. 71 comma 2 della Costituzione e della legge 25 maggio 1970, n.352 e successive modificazioni.

Articolo 1

Ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale e/o terapia nutrizionale. Il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente ove essa:

  1. provenga da soggetto maggiorenne;
  2. provenga da un soggetto che non si trova in condizioni, anche temporanee, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 3;
  3. sia manifestata inequivocabilmente dall’interessato o, in caso di incapacità sopravvenuta, anche temporanea dello stesso, da persona precedentemente nominata, con atto scritto con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, “fiduciario per la manifestazione delle volontà di cura”.

Articolo 2

Il personale medico e sanitario che non rispetti la volontà manifestata dai soggetti e nei modi indicati nell’articolo precedente è tenuto, in aggiunta ad ogni altra conseguenza penale o civile ravvisabile nei fatti, al risarcimento del danno, morale e materiale, provocato dal suo comportamento.

Articolo 3

Le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano praticato trattamenti eutanasici, provocando la morte del paziente, qualora ricorrano le seguenti condizioni:

  1. la richiesta provenga dal paziente, sia attuale e sia inequivocabilmente accertata;
  2. il paziente sia maggiorenne;
  3. il paziente non si trovi in stato, neppure temporaneo, di incapacità di intendere e
    di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 4;
  4. i parenti entro il secondo grado e il coniuge con il consenso del paziente siano
    stati informati della richiesta e, con il consenso del paziente, abbiano avuto modo
    di colloquiare con lo stesso;
  5. la richiesta sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia
    produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a
    diciotto mesi;
  6. il paziente sia stato congruamente ed adeguatamente informato delle sue condizioni
    e di tutte le possibili alternative terapeutiche e prevedibili sviluppi clinici ed
    abbia discusso di ciò con il medico;
  7. il trattamento eutanasico rispetti la dignità del paziente e non provochi allo
    stesso sofferenze fisiche. Il rispetto delle condizioni predette deve essere
    attestato dal medico per iscritto e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove
    sarà praticato il trattamento eutanasico.

Articolo 4

Ogni persona può stilare un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia per il caso in cui egli successivamente venga a trovarsi nelle condizioni previste dall’art. 3, comma 5 e sia incapace di intendere e volere o manifestare la propria volontà, nominando contemporaneamente, nel modo indicato dall’art. 1, un fiduciario, perché confermi la richiesta, ricorrendone le condizioni.

La richiesta di applicazione dell’eutanasia deve essere chiara ed inequivoca e non può essere soggetta a condizioni. Essa deve essere accompagnata, a pena di inammissibilità, da un’autodichiarazione, con la quale il richiedente attesti di essersi adeguatamente documentato in ordine ai profili sanitari, etici ed umani ad essa relativi.

Altrettanto chiara ed inequivoca, nonché espressa per iscritto, deve essere la conferma del fiduciario.

Ove tali condizioni, unitamente al disposto di cui al precedente art. 3, comma 7 siano rispettate, non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano attuato tecniche di eutanasia, provocando la morte le paziente, le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593.



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