Cassazione: Relazione tematica: Il mobbing
L’Ufficio del Massimario della Corte Suprema di Cassazione, in data 10 novembre 2008, ha pubblicato una relazione tematica avente ad oggetto il mobbing.
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L’Ufficio del Massimario della Corte Suprema di Cassazione, in data 10 novembre 2008, ha pubblicato una relazione tematica avente ad oggetto il mobbing.
Sono da ricondurre, nell’ambito della definizione di mobbing, tutti quegli atti e comportamenti posti in essere da datori di lavoro, capi intermedi e colleghi, che si traducono in atteggiamenti persecutori, attuati in forma evidente, con specifica determinazione e carattere di continuità, atti ad arrecare danni rilevanti alla condizione psico-fisica del lavoratore
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto avverso la sentenza della Corte di Appello di Trieste che condannava l’amministratore della S.p.a. per il reato di lesioni personali colpose gravi commesso in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Via libera della Camera, il 15 ottobre, alla norma che blocca la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione introdotta nel ddl collegato alla legge finanziaria.
Erano stati allontanati l’8 agosto scorso a Genova per cessato rapporto di fiducia. Dopo una trattativa di circa un mese, la conciliazione davanti al giudice del lavoro.
La Corte di cassazione fornisce chiarimenti in ordine alla nozione di "equivalenza delle mansioni assegnate al lavoratore" di cui all’articolo 2103 C.C.
La Suprema Corte ha cassato la sentenza della corte di appello di Torino che aveva rigettato le tesi della lavoratrice sostenendo, al contrario, che la "protrazione del comportamento per sei mesi non fosse sufficiente a concretizzare mobbing".
Il mobbing sul luogo di lavoro può sfociare nei casi più gravi nel reato di maltrattamenti. Lo ha stabilito la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione.
Cassazione sentenza n. 21028 del 1 agosto 2008: niente mobbing senza la prova della persecuzione. Infatti nessuno può dirsi mobbizzato per il solo fatto di essere continuamente soggetto alle visite domiciliari che manda l’azienda.
Il giudice d’appello che rilevi qualsiasi vizio della notifica o anche la sua inesistenza non può disporre il rinnovo della stessa.