Diritto di asilo, la riga mancante

Sai perché a migliaia sono annegati cercando di arrivare in Italia via mare, perché vengono bloccati al gelo a Est, e perché abbiamo più migranti / rifugiati con diritto di asilo di quanti ne possiamo gestire?

Perché alla nostra legge sul diritto di asilo manca UNA RIGA che nessuno ha mai pensato di aggiungere: “o presso la rappresentanza consolare italiana nel Paese d’origine”

La richiesta di protezione internazionale, può essere presentata dal cittadino straniero presso l’Ufficio di Polizia di Frontiera all’atto dell’ingresso nel Territorio nazionale o presso l’Ufficio della Questura competente in base al luogo di dimora del richiedente.

L’attuale normativa prevede infatti che si debba presentare richiesta di asilo una volta GIA’ in Italia presso la Polizia di Frontiera o in Questura.

Come se non esistesse Internet ovunque, come se non avessimo uffici diplomatici ovunque. Come se fossimo o fossero intrappolati in un romanzo dell’Ottocento. 

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Art. 10, comma 3, Costituzione italiana

E’ chiaro che un perseguitato non possa andare in aeroporto, passare il controllo di Polizia e volare per esercitare il suo diritto di asilo, ad esempio dall’Africa all’Italia, per pochi Euro, aria condizionata e bibite incluse.

Non potendo richiedere il visto presso una nostra rappresentanza nel suo Paese, oppure on-line direttamente, deve allora scappare, camminare per centinaia o migliaia di chilometri, farsi incarcerare, malmenare, poi deve pagare profumatamente uno scafista e, se non annega, quando venga intercettato in mare o quando metta piede a terra, finalmente fare domanda d’asilo.

Mentre la sua richiesta sarà valutata, risiederà sine die in uno spesso nauseabondo centro pensato per un quinto di quelli che ospita, oppure vagherà di nuovo alla deriva tra campi di pomodoro o allegre stazioni dove a qualcuno torna sicuramente comodo che stiano. Così da poterli sfruttare, far prostituire, mentre il malcontento monta in vista di cavalcarlo in qualche elezione.

E’ tempo che qualcuno adegui ai tempi moderni l’esercizio del diritto di asilo. Senza dover pattugliare il mare, senza chiudere i porti, senza bracci di ferro con le ONG, senza scandali sulla gestione dei centri temporanei di accoglienza, senza tanta morte e sofferenza.


Per una esauriente e articolata trattazione del diritto di asilo rimandiamo a questo documento redatto dal Servizio studi della Camera dei Deputati

Decreto legislativo nr. 142/2015, norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale



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