Signal, offre veramente più privacy?

Decine di milioni di persone hanno iniziato in questi giorni a usare Signal come sistema di messaggistica alternativo a WhatsApp dopo l’aggiornamento delle proprie condizioni d’uso. Ha senso?

Una premessa, per quanto riguarda WhatsApp.

WhatsApp ha effettivamente chiesto a tutti gli utenti di accettare le sue nuove condizioni relative alla Privacy con l’avvertimento che, chi non lo farà, avrà l’account disabilitato dal prossimo 8 febbraio.

In verità, le nuove condizioni non sono affatto invasive come temuto: si chiede in sostanza di condividere automaticamente tra i sistemi della “famiglia Facebook” (cioè tra WhatsApp, Instagram, Messenger e ovviamente Facebook) quelle informazioni che sono state sempre visibili per scelta dell’utente come il nome, la foto del profilo, il numero di telefono se lo si era fornito… Non le conversazioni!

In più, gli utenti in Europa godono e godranno della protezione data dalla normativa europea (di rango superiore e che quindi prevarrà rendendo inapplicabile qualunque condizione d’uso ad essa contraria, anche se stabilita da una società privata molto potente).

Ricapitolando quindi, a giudizio di chi scrive non c’è nessun rischio-privacy nelle nuove condizioni d’uso di WhatsApp visto che le informazioni che vorrebbero condividere sono di fatto già volontariamente rese pubbliche dagli utenti e, concretamente, dovranno essere condivise rispettando la stringente normativa europea in tema di protezione della Privacy.

Leggendo le Condizioni d’uso di Signal, il mito crolla

Il sistema (sviluppato dal co-fondatore di WhatsApp) si differenzia effettivamente per qualche caratteristica pro-Privacy che però farà impazzire molti utenti di WhatsApp. Intendo “impazzire” in senso negativo. Ad esempio, non si potrà sapere se il messaggio è stato letto (addio doppia spunta blu)…

Viene da chiedersi quindi se almeno regga la tanto decantata massima sicurezza delle conversazioni che garantirebbe agli ipotetici assaltatori di un ipotetico Campidoglio di organizzarsi, protetti dalla crittografia di Signal. Ovviamente, no!

Anzitutto, il tanto decantato sistema di crittografia delle conversazioni, se dobbiamo dire la verità, è lo stesso che WhatsApp usa dal 2016. Quindi nessuna novità e nessuna protezione in più.

Poi, solo nella mente di chi legge solo fumetti è possibile che alle Autorità preposte sia impedito l’accesso ai dati della messaggistica, e non a caso, chi si prendesse i minuti necessari per leggere le Condizioni d’uso e Privacy di Signal, scoprirebbe che è detto esplicitamente: collaboreranno in una gran varietà di ipotesi dando accesso ai dati degli utenti.

Other instances where Signal may need to share your data
To meet any applicable law, regulation, legal process or enforceable governmental request. To enforce applicable Terms, including investigation of potential violations. To detect, prevent, or otherwise address fraud, security, or technical issues. To protect against harm to the rights, property, or safety of Signal, our users, or the public as required or permitted by law.

Signal, Terms of service & Privacy

Forniranno, alle Autorità che lo richiedano, accesso ai dati degli utenti ogni volta che si tratti del rispetto di ogni legge o regolamento, per agevolare indagini, nel caso di lesione di diritti, danni a proprietà… Ed è di un’ovvietà tale che ci stupiremmo se fosse scritto diversamente.

In definitiva, pare che il popolo degli allergici alla lettura delle Condizioni d’uso abbia preso l’ennesima cantonata facendo il gioco del miliardario co-fondatore di WhatsApp (anche se dagli attuali 50 milioni di utenti, ai 5 miliardi di download di WhatsApp, la strada è ancora lunga)…



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