Cassazione: La Suprema Corte ha obbligo di fedeltà ai propri precedenti
La Corte di Cassazione ha il dovere di fedeltà nei confronti delle proprie decisioni espresse in precedenza. Lo ha sancito la stessa Suprema Corte, Sezione Lavoro
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La Corte di Cassazione ha il dovere di fedeltà nei confronti delle proprie decisioni espresse in precedenza. Lo ha sancito la stessa Suprema Corte, Sezione Lavoro
Il medico che chiama “cicciona” una paziente non è punibile in quanto il termine può avere una valenza addirittura “terapeutica”. Lo ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione.
‘L’induzione patrimoniale pregiudizievole, commessa attraverso l’abuso dello stato di infermità o di deficienza psichica di una persona, non contempla esclusivamente gli stati di incapacità di intendere di volere, ma anche situazioni di portata più modesta, anche transitorie e non morbose…’
Rivolgersi ad una persona con il “vaffa…” non è più un reato, perché tale espressione, ampiamente diffusa, non è più un’offesa ma fa ormai parte del linguaggio comune. Lo ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione
C’è una soglia che non deve essere mai valicata. Pure se il lavoratore è uno di quelli che di lavorare non ne vuole proprio sentire parlare.
Le critiche, anche forti, aspre, pungenti ed anche suggestive, all’operato della magistratura fanno bene alla democrazia. Che i cittadini abbiano il diritto di criticare le decisioni delle toghe la Cassazione già lo aveva detto, ma ora ha aggiunto qualcosa in più.
Un capo che si rivolge con stizza al dipendente usando l’espressione "non fai un …." può essere condannato per ingiuria. Lo rileva la Cassazione.
Gli ermellini hanno giudicato ”offensiva” una vignetta di Forattini sul suicidio di Luigi Lombardini, pubblicata su ‘Panorama’, che raffigurava il pm Caselli come scheletro con in mano la pistola e nell’altra la bilancia simbolo della giustizia
I familiari delle vittime del fumo hanno diritto al risarcimento del danno morale e di quello esistenziale derivante dalla perdita di un congiunto. Lo ha stabilito la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione.
Il giudice può autorizzare il distacco della spina di un apparecchio che tiene in vita un paziente in coma quando vi sia la prova che il malato abbia o avrebbe dato il proprio consenso e quando la condizione di stato vegetativo sia irreversibile. Lo ha stabilito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione.