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La procreazione medicalmente assistita PDF Print E-mail
Autore: dr.ssa Sabrina Irrera   
"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio": così recita il primo comma dell'art. 29 della nostra Costituzione, e da qui può partire tutta una serie di dibattiti sui vari diritti della famiglia, dei coniugi, dei figli, delle coppie di fatto e di tutte le forme di famiglie cui la nostra società ci ha abituato da tempo, e continua a proporci, in un continuo divenire di nuove situazioni che necessitano, al pari delle altre, di un riconoscimento e di una tutela da parte di un ordinamento che, secondo il principio di uguaglianza, formale e sostanziale, si propone di essere sempre all'avanguardia dei fatti della vita e dell'uomo.

 

Nella storia del nostro diritto troviamo passi avanti importanti in materia di diritto di famiglia: la legge 151/75; la legge 194/78; la legge 184/1983 con la sua recente modifica L.149/2001; o la legge 154/2001.L'elenco potrebbe ancora continuare, ma già questi riferimenti dimostrano come il legislatore si sia sempre sforzato di portare avanti una tutela della famiglia che sia forte, con questo non s'intende autoritaria, bensì autorevole; quasi a giustificazione e a sostegno della posizione della famiglia nel teatro sociale e nella nostra Costituzione.

La famiglia dunque come vitae magistra, come guida prima e prima società con cui l'individuo si trova a gestire i propri rapporti e a relazionarsi col mondo esterno, di là del suo intimo.

La storia più recente ci dimostra che la famiglia, però, si è sempre più evoluta: dalla famiglia patriarcale quale era fino a due secoli fa, quella famiglia di cui il nostro antenato, diritto romano, teorizzava i rapporti - la donna conventa in manu, la triplice vendita del figlio da parte del padre, e via dicendo, ricordare tutti gli istituti sarebbe troppo lungo e inutilmente dispersivo-, cambia la sua struttura: già da prima della riforma del diritto di famiglia del 1975 troviamo prevalente la figura della famiglia nucleare, in cui alla struttura allargata si sostituisce il nucleo essenziale dei coniugi, genitori, e dei figli; e ancora oggi, ci troviamo di fronte al sempre più diffuso fenomeno delle famiglie di fatto, delle famiglie o coppie omosessuali, delle famiglie "incomplete" costituite da un singolo genitore, in genere la madre, per usare un termine infelice, senz'altro, ma sicuramente adeguato per il nostro legislatore che riconosce come unica figura di famiglia solo quella in cui sono presenti entrambe le figure genitoriali.

Che cosa fare, allora, quando in una famiglia il desiderio di un figlio si scontra con l'impossibilità fisica a generarlo? Qui, purtroppo, si apre una pagina un po'oscura della nostra esperienza legislativa: fino a questo punto non esisteva una norma in materia, ma quando il legislatore si è messo al lavoro per crearne una - il primo progetto di legge in materia è il DL 414 presentato dalla Commissione affari sociali nel novembre 1997- i risultati sono stati scontri continui, soprattutto per motivi di ordine etico e religioso, la rottura di accordi precostituiti di maggioranza, parliamo di un governo di sinistra; e infine, attraverso i vari eventi di storia del nostro governo, l'arrivo all'approvazione da parte della Camera del DL 1514, ora in esame al Senato. Una legge che ha portato scompiglio tra le aule del Parlamento sin dalla sua prima stesura, una legge troppo superficiale, che mira solo ad accontentare il moralismo obsoleto e bigotto e non tiene conto di troppi aspetti fondamentali, sia dal punto di vista giuridico sia dal punto di vista medico, imponendo limitazioni che rendono impraticabili le tecniche e vietando la crioconservazione; "blindata", l'infelicità del termine è emblematica, perché non ammette modifiche o emendamenti; una legge in certi aspetti persino ridicola, perché si contraddice più di una volta, per esempio quando vieta le tecniche eterologhe ma al tempo stesso le ammette di fatto per tutte quelle donne single e quelle coppie che hanno denaro per effettuarle all'estero e ne chiedono poi il riconoscimento in Italia (secondo l'art. 12 comma 3); realizzando una situazione in cui probabilmente spesso, in ambito processuale si dovrà ricorrere all'ignoranza giustificata della norma per oscurità e/o indecifrabilità della stessa.

A questo punto è opportuno esaminare la norma dandone una prima lettura schematica:

DIRITTI DEL CONCEPITO.
E' consentito il ricorso alla procreazione assistita alle condizioni e secondo le modalità previste dalla legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito.

NO ALLA FECONDAZIONE ETEROLOGA.
Possibile soltanto quella omologa, in cui cioè vengono utilizzati seme ed ovulo della stessa coppia. Divieto invece per la eterologa, che richiede il ricorso ad un donatore esterno.

SI' ALLE COPPIE DI FATTO, NO A SINGLE E OMOSESSUALI.
Possono accedere alla procreazione medicalmente assistita le coppie di adulti maggiorenni, di sesso diverso, in età potenzialmente fertile, coniugate o conviventi. Via libera quindi alle coppie di fatto, disco rosso invece per quelle di omosessuali e per i single.

NO A SPERIMENTAZIONE SUGLI EMBRIONI.
E' possibile la ricerca clinica e sperimentale solo a fini terapeutici e diagnostici collegati alla tutela della salute dell'embrione stesso, e quando non siano disponibili metodi alternativi.

LIMITI A PRODUZIONE EMBRIONI.
Non potrà essere prodotto un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico impianto e comunque non superiore a tre. Vietata la riduzione di embrioni nelle gravidanze plurime, fatti salvi i casi previsti dalla legge sull'aborto.

NO A CLONAZIONE.
Vietati anche tutti gli interventi diretti ad alterare il patrimonio genetico dell'embrione o del gamete.

NO A CONGELAMENTO E SOPPRESSIONE EMBRIONI.
Vietato congelare e sopprimere embrioni, fermo restando quanto stabilito dalla legge sull'aborto. Per quelli congelati prima dell'entrata in vigore della legge, il ministero della Salute dovrà fissare modalità e termini di conservazione.

RICONOSCIMENTO DEI NATI.
I bambini messi al mondo grazie alla fecondazione artificiale assumono lo status di figli legittimi o riconosciuti. Non è possibile il disconoscimento per i nati dopo il procedimento eterologo (vietato), quando la coppia abbia manifestato il suo consenso al ricorso alla procreazione medicalmente assistita. Nessuna possibilità invece per il donatore di rivendicare legami con il nato.

STRUTTURE AUTORIZZATE.
Gli interventi di procreazione medicalmente assistita possono essere realizzati nelle strutture pubbliche e private autorizzate iscritte in un apposito registro.

OBIEZIONE DI COSCIENZA.
Medici e personale ausiliario potranno astenersi dal praticare la fecondazione artificiale quando sollevino obiezione di coscienza, da comunicare entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge.

SANZIONI.
Solo amministrative per i medici che applicano la fecondazione eterologa o ai soggetti non ammessi dalla legge (minorenni, single, omosessuali), con la possibilità di sospensione dall'esercizio della professione variabile da un minimo di un anno ad un massimo di tre. Nessuna punibilità invece per coppie o singoli. Carcere da dieci a venti anni ed interdizione perpetua dalla professione per i medici che attuano la clonazione; reclusione da un anno a tre per chi realizza, organizza e pubblicizza la commercializzazione di gameti ed embrioni o la surrogazione di maternità. Carcere anche per chi applica la sperimentazione sugli embrioni e ricorre al congelamento e alla soppressione.

COSTI.
Le tecniche di fecondazione assistita non rientrano tra i livelli essenziali di assistenza e quindi non sono rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale. Previsto comunque dal governo un fondo speciale che per il 2003 prevede uno stanziamento di 6 milioni e 800mila euro.

Esaminiamo le questioni più spinose di questa legge. Innanzitutto, il divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa contenuto nell'art.4 comma 3: questo potrebbe portare per alcune coppie alla impossibilità totale di avere dei figli, dato anche il divieto assoluto di importazione e esportazione dei gameti, e potrebbe comportare anche un massiccio ricorso al turismo procreativo nonché all'adozione, dal momento che al comma 1 dello stesso art.4 si legge che "il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico" colpevolizzando quasi la coppia che si accosta a questa pratica, proponendo un iter talmente tortuoso da spingerla verso un'adozione talvolta anche non voluta, e con grande gioia dei nostri tribunali, sempre più intasati e oberati di lavoro. Il tutto, si dice, per far sì che il concepito sia realmente e soltanto figlio di quei genitori che non sono riusciti, in modo naturale, a procrearlo; mentre poi si chiude benevolmente un occhio quando senza ricorso alla fecondazione assistita, ma in modo assolutamente naturale, vengono procreati figli che con il marito - padre, hanno in comune ben poco altre al cognome. Peraltro la fecondazione eterologa in Italia, mancando ancora una norma in materia, fa riferimento all'art. 5 del Codice Civile, secondo cui sono vietati "atti di disposizione del proprio corpo" come è la vendita di parti del proprio corpo, gli ovociti nella fattispecie, se questo causa una diminuzione permanente dell'integrità fisica o quando sia contrario alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume. Pertanto il prelievo di ovociti allo scopo di donazione rappresenta una diminuzione transitoria dell'integrità fisica al pari di una trasfusione di sangue, mentre la loro vendita, così come la vendita di liquido seminale, costituirebbe pratica "contraria alla morale pubblica" e quindi vietata ai sensi dell'art. 5 c.c. Un eventuale accordo di vendita di ovociti o di liquido seminale sarebbe dunque nullo ai sensi dell'art.1418 c.c., essendo il contratto nullo perché contrario a norme imperative. In realtà la tanto disprezzata fecondazione eterologa, in mancanza di una precisa regolamentazione è già praticata nel nostro paese da anni, e per di più è completamente abbandonata nelle mani di privati senza tutela alcuna né per i soggetti coinvolti né tanto meno per i nascituri.Questo status di fatto ha sottratto una pratica medica delicata e controversa qual è quella in esame da un sistema di controllo e di trasparenza che invece le sarebbe più che necessario, oltre che doveroso. E' solo grazie all'onestà e alla coscienziosità degli operatori, escluse le ovvie eccezioni, se finora abbiamo avuto una gestione eticamente corretta delle tecniche.Una commissione di esperti del Ministero della Sanità nel 1994 stimava nel 20 per cento della popolazione le coppie sterili. E secondo l'ISTAT circa 20mila coppie l'anno chiedono una consulenza in materia indirizzandosi verso tecniche di procreazione assistita che si sono evolute, portando la percentuale di successo dei tentativi dal 5-6 del 1980 al 20-25 per cento circa degli ultimi anni. Sono circa 300 i centri per la procreazione assistita nel nostro paese, 80 dei quali pubblici, cui si rivolgono dalle 50 mila alle 70 mila coppie per un giro d'affari di circa 200 miliardi di vecchie lire ogni anno. Gli embrioni criocongelati e in attesa di impianto, invece, sarebbero circa 100-200 mila. L'ultimo aggiornamento ufficiale che abbiamo a disposizione sulla fecondazione assistita è del 1997 a seguito dell'ordinanza del ministro Rosy Bindi sul divieto di commercializzazione dei gameti, che ha istituito un registro nazionale al quale tutti i centri dovevano autodenunciarsi. Secondo i dati raccolti, i centri presenti in Italia erano esattamente 298 - 97 privati- di cui 177 aderenti al registro nazionale così suddivisi: 45, di cui 14 pubblici, nel Lazio; 39, di cui 21 pubblici in Lombardia; 33,2 in Campania; 19 in Emilia Romagna; 17 in Toscana.

Sarebbe quindi auspicabile che fosse affidato alle Regioni il compito di ordinare l'attività delle strutture, pubbliche e private, fissando i requisiti organizzativi, strutturali e tecnologici. Il che, pur avvenendo nel rispetto delle singole autonomie regionali, dovrebbe comunque corrispondere a principi generali omogenei in tutto il Paese.

Veniamo al turismo procreativo: questo non riguarda solo le coppie impossibilitate per sterilità e/o infertilità ad aver figli, ma anche e soprattutto tutte quelle famiglie esistenti pur non essendo tutelate in alcun modo dall'ordinamento, e meno che mai da questa legge, che non potendo avere accesso alla fecondazione assistita si rivolgono altrove per realizzare il desiderio di un figlio, desiderio che a parere di molti è assolutamente esecrabile sia per i singoli, in quanto incapaci di fornire al figlio una famiglia cosiddetta "normale", ovverosia dotata di entrambe le figure genitoriali; sia, ancor di più, per una coppia omosessuale, che assolutamente non può crescere in un ambiente sano un bambino, ma anzi con la sua ambiguità e promiscuità non può che generare confusione nella mente in fieri di un essere umano che crescerà deviato e già tendenzialmente spinto verso abitudini sessuali "alternative". Tutto questo con buona pace delle coscienze cattoliche, che continuano ancora ad ergersi come ultimi baluardi di una felice ed armoniosa famigliola in cui i bambini hanno come punti di riferimento mamma e papà; poco importa se poi questi ultimi praticano assiduamente adulterio, litigano frequentemente, ricorrono anche alla violenza: l'apparenza è in ogni modo salva. E' ancora il mito della famiglia tradizionale il punto forte di psicologi cattolici che ancorati su posizioni moraliste creano allarmismo, rischiando però di essere tacciati di anti-progressismo.

Guardiamo, per esempio, il caso di Laura, quarantenne single che si è recata nella cattolicissima Spagna per ottenere l'inseminazione artificiale e realizzare così il suo desiderio di maternità. Si è recata nella clinica Dexeus di Barcellona, che insieme alla Teknon, con il suo centro di riproduzione, il Cefer dove la riproduzione assistita viene praticata anche su pazienti sieropositive, accolgono ogni anno un discreto numero di pazienti straniere che vogliono aggirare gli ostacoli legislativi incontrati nei loro paesi. Ma il turismo procreativo in Spagna s'indirizza soprattutto verso l'Instituto valenciano de infertilidad, ospedale privato che accoglie ogni anno circa 400 donne tedesche, 200 portoghesi e qualche decina di francesi e italiane. Questo essenzialmente per gli stessi motivi: in Germania la fecondazione assistita è consentita solo alle coppie sposate ed è vietata la donazione di gameti; in Francia e Italia perché scarseggiano le donatrici di ovociti mentre in Spagna sono più numerose perché possono essere ricompensate economicamente, altra questione che ha scatenato polemiche moraliste e perbeniste, giacché sono soprattutto le studentesse, per sostenere i propri studi e pagare l'affitto, a donare i propri ovociti, e benché secondo la legge sarebbe possibile donarli per non più di sei volte nel corso della propria vita, non esistendo un registro delle donazioni è sufficiente recarsi di volta in volta in centri diversi per aggirare questo ostacolo. Le portoghesi, invece, scelgono la Spagna perché nel loro paese le tecniche di fecondazione assistita sono ancora poco avanzate e sofisticate.

Altra questione spinosa posta da questa legge è il no, secco e deciso alla clonazione. Un rifiuto che potrebbe anche essere giustificato dalla ragione di non produrre individui in serie, ibridi che presentano gli stessi caratteri somatici e lo stesso patrimonio genetico ma, ovviamente, non lo stesso patrimonio socio-culturale ed emozionale; ma al tempo stesso si scontra con la variante della clonazione terapeutica, quella che permetterebbe di clonare solo il o i geni necessari, ad esempio, a curare una malattia o ad evitare il perpetuarsi nelle varie generazioni di una malattia ereditaria. Certo, quello della clonazione è sicuramente un campo minato. Ogni concessione in proposito potrebbe aprire la via a pratiche sicuramente poco auspicabili, come la clonazione di individui socialmente pericolosi, e basterebbe dare il via alla clonazione per scatenare lo sciacallaggio più spietato. Essendo poi una pratica nei confronti della quale la comunità scientifica per prima non ha raggiunto una valutazione di sicura efficacia, può sembrare abbastanza ragionevole il suo divieto.

La Chiesa condiziona molto pesantemente, coi suoi moniti e divieti, la creazione di una legge che sia al di sopra delle dispute morali; purtroppo però è sufficiente una giustificazione morale per passare dalla condanna all'ammissibilità quando ad agire sono i poteri statali e gli interessi economici e non i singoli individui, che dovranno passivamente sottostare ai divieti.

Le tecniche di clonazione hanno, da una parte, il gran merito di avere come obiettivo quello di curare malattie genetiche utilizzando cellule staminali -cellule estremamente versatili che si adattano dove sono collocate e consentono la riproduzione o la copia di quel tessuto od organo-; mentre dall'altra insinuano il temibile dubbio che la riproduzione completa di pezzi del nostro corpo o di copie complete dello stesso possano nutrire e riportare in vita l'ideologia della razza pura di hitleriana memoria. Senza contare che una simile tecnica, se legalizzata, porterebbe alla spasmodica brevettabilità delle linee cellulari e delle cellule staminali nella ricerca, senza sosta, di un altro mito: quello dell'eterna giovinezza.

In questo modo, ancora una volta la clonazione si conferma la terapia dei ricchi: delle persone ricche nei paesi ricchi. Ma sono sempre i poveri presenti e protagonisti: fornire organi, prestare uteri. Per clonare è necessario un ovocita enucleato, cioè privato del proprio nucleo per inserirvi quello di un altro soggetto: ma chi presta gli ovociti? Se l'embrione diventa soggetto giuridico la donna sarà solo un contenitore, e sarà la biologia assunta a dogma a prevalere nello scontro tra i soggetti giuridici.

E che dire, ancora, della limitazione nella produzione e nell'impianto di embrioni: secondo il DdL non può essere prodotto un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico impianto, e comunque non superiore a tre, in conseguenza anche del divieto di congelamento degli embrioni. Peraltro, la stessa Camera con un provvedimento transitorio ha dichiarato adottabili gli embrioni in eccedenza che proprio per questo motivo sono stati congelati istituendo il censimento di questi embrioni in due elenchi che non possono essere resi pubblici: uno con il numero di embrioni di cui è noto il nome dei genitori biologici, l'altro col numero di embrioni di cui non si conoscono i genitori biologici perché provenienti da donatori. Questi ultimi saranno dichiarati immediatamente adottabili dal giudice tutelare, mentre i primi potranno essere impiantati, su richiesta, entro tre anni, scaduti i quali saranno dichiarati anch'essi adottabili, così come nel caso in cui i genitori biologici noti dovessero rinunciare all'impianto.Gli embrioni adottati avranno alla nascita, lo status di figli legittimi delle coppie sposate o quello di figli naturali riconosciuti delle coppie conviventi. Il che genera un'insanabile contraddizione: l'adottabilità degli embrioni è prevista solo per quelli congelati fino a questo momento, giacché con l'entrata in vigore della legge non sarà più possibile congelarli. Inoltre l'adottabilità degli embrioni congelati implica una pratica eterologa espressamente vietata dalla stessa legge. Così come vietati saranno anche il registro e il censimento degli embrioni.

Vietato anche sopprimere embrioni nei casi di gravidanze plurime, eccettuati i casi previsti dalla legge sull'aborto.Il che, unito al divieto di fecondazione eterologa, comporterà un'altissima percentuale di fughe all'estero, si parla di circa tre coppie su quattro di quelle in lista d'attesa, verso i paesi in cui è più facile avere accesso alla fecondazione assistita, con un brusco calo, in caso di totale rispetto dei precetti previsti dalla norma, del successo della tecnica dall'attuale 30% al 10%; a parte il delicato problema dei costi, fin troppo elevati, che relegheranno questa pratica a livelli elitari, costringendo la maggior parte delle coppie sterili a rinunciare ai figli se si rifiuteranno di andare all'estero o se non potranno permettersi le spese mediche fuori dal paese, che, peraltro, sono abbastanza elevate: in Spagna, per esempio un mese di trattamenti per la fecondazione in vitro o la donazione di ovuli ha un costo di circa 4500 euro, mentre il test sugli embrioni prima di impiantarli in utero costa circa 5 mila euro. Il tutto viaggio e soggiorno esclusi.

Tutto questo, le limitazioni, i divieti, e le concessioni troppo scarse vedranno, ancora una volta, il nostro paese fanalino di coda in un'Europa che invece, nonostante le religioni, riesce a mettere da parte il moralismo per realizzare leggi che rispettano i diritti umani, ma anche le possibilità economiche, le remore sociali e che, nonostante il liberalismo predicato, restringono ancora troppo una materia ampia e delicata come la scienza applicata alla maternità: i ricercatori spagnoli, per esempio, vorrebbero prolungare il periodo di congelamento dello sperma o degli embrioni, attualmente di cinque anni; ma soprattutto, chiedono di poter condurre ricerche sugli embrioni, dal momento che come dice Pedro Barri, uno dei medici consultati nel 1988 dai promotori della legge -non dimentichiamo che la legge spagnola è una legge fatta essenzialmente dai medici e per i medici- "Quando entrarono in vigore quelle spagnole erano buone norme, oggi non sono più adeguate.La società si è evoluta più in fretta del legislatore". Gli fa eco, 14 anni dopo, Blanca Fernández Capel, presidente della Commissione di bioetica del Partito popolare secondo cui "Le cliniche private hanno ottenuto molti vantaggi economici dalla legge. La loro è propaganda. In realtà le norme spagnole sono molto permissive, in alcuni casi persino troppo".

L'Europa è ormai il nuovo scenario entro cui si muovono le varie legislazioni. Nel momento in cui abbiamo accettato di far parte della comunità europea in un certo senso abbiamo rinunciato -e non deve necessariamente essere inteso in senso negativo- alla dimensione nazionale per abbracciare quella europea. Per questo non è possibile, e nemmeno ammissibile, che i limiti imposti da un paese generino disparità e discriminazioni riservando solo a chi ha il denaro per farlo la possibilità di aggirarli. La tutela, per essere efficace, deve essere alla portata di tutti.

Vediamo brevemente le caratteristiche essenziali delle altre leggi europee e quella d'oltreoceano in materia:

AUSTRIA: è ammessa sia la fecondazione artificiale tra coppie sposate o conviventi sia quella eterologa, ma non per le donne sole. Non sono consentiti l'inseminazione post mortem e l'utero in affitto. E' inoltre ammesso l'accesso ai dati del donatore.

FRANCIA: la legge del 1994 stabilisce che solo le coppie sposate o conviventi da almeno due anni possono accedere all'inseminazione artificiale. Non è ammesso l'utero in affitto. I componenti la coppia inoltre devono essere entrambi in vita. E' ammessa l'inseminazione artificiale con donatore solo quando la procreazione assistita all'interno della coppia non abbia avuto successo.

GERMANIA: la legge del 1990 ammette l'inseminazione omologa e eterologa solo per le coppie sposate. La fecondazione in vitro è ammessa solo se omologa. E' inoltre vietato trasferire nel corpo di una donna più di tre embrioni per un ciclo di inseminazione. Non sono ammessi l'inseminazione post mortem e l'utero in affitto.

GRAN BRETAGNA: la legge del 1990 consente sia l'inseminazione omologa che eterologa a coppie sposate o conviventi e a donne singole. La legge del 1990 ammette l'utero in affitto, purché non ci sia passaggio di denaro, e l'inseminazione post-mortem.

NORVEGIA: possono accedere all'inseminazione artificiale solo le coppie sposate o conviventi in maniera stabile. L'inseminazione eterologa è ammessa solo quando il marito o il convivente della donna sia sterile o se si è in presenza di una malattia ereditaria.

SPAGNA: l'accesso all'inseminazione artificiale, sia omologa che eterologa, è consentito alle coppie sposate e ai conviventi purché vi acconsentano in modo libero e cosciente. La prima legge che regola la materia è del 1987.

SVEZIA: è ammessa l'inseminazione omologa e eterologa per le coppie sposate o conviventi. Non è ammessa per la donna sola. La fecondazione in vitro è ammessa solo con il seme della coppia, che deve essere sposata o convivente. Non è ammesso l'utero in affitto.

STATI UNITI: esistono profonde differenze tra Stato e Stato. Generalmente è ammessa sia l'inseminazione omologa che eterologa. In California e in qualche altro Stato è ammesso l'utero in affitto.

Da un rapido confronto tra le varie leggi, schematicamente riassunte, possiamo subito notare come quella spagnola e quella inglese siano le più liberali e permissive, mentre probabilmente è quella svedese è la più rigida ed è quella che più si avvicina al nostro disegno di legge, sebbene preveda una possibilità di fecondazione eterologa in caso di inseminazione, ma non di fecondazione in vitro, per la quale è ammesso solo seme della coppia. In ogni modo, le legislazioni dei paesi che ammettono la fecondazione eterologa prescrivono per questa la gratuità e l'anonimato.

Controversa è anche l'ammissione dell'inseminazione post -mortem, ammessa dalla Gran Bretagna ma assolutamente vietata in quasi tutti gli altri paesi, Italia compresa; e la surrogazione di maternità -per "maternità surrogata" s'intende il complesso di tecniche bio-ingegneristiche per effetto delle quali una donna (madre uterina) s'impegna a portare a termine una gravidanza e a cederne il frutto alla coppia committente-, il cosiddetto utero in affitto, vietato in Austria, Francia, Germania e Svezia, e anche in Italia, dove "Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza (…) la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro" (Art.12 comma 7). Ben diversa è l'esperienza americana, dove gli uteri in affitto sono praticamente all'ordine del giorno, e difatti, nonostante le differenze esistenti tra Stato e Stato in California, per esempio, tale pratica è ammessa; così come la vendita di ovociti: in particolare, i contratti di vendita qui vengono stipulati tra un'agenzia e la donatrice oppure tra la donatrice e gli aspiranti genitori e vengono regolati liberamente i singoli aspetti: il prezzo degli ovuli, il loro utilizzo, l'eventuale anonimato della donatrice, i suoi possibili diritti genitoriali e persino la proprietà degli embrioni non utilizzati.

Altro punto controverso, l'obiezione di coscienza, che, soprattutto nella legge 194, quella sull'aborto, ma senz'altro anche in questa, in un certo senso costituisce e sancisce un esercizio di potere del medico sulla donna che invece deve essere l'unica a potere e dover decidere se far ricorso o meno all'interruzione di gravidanza; se affidarsi o meno alle tecniche di procreazione assistita senza sentirsi influenzata dalla morale di un medico che si rifiuta di intervenire su di lei come richiesto. Non dimentichiamo, d'altra parte, che il divieto è la strada più breve verso l'illegalità, e l'incremento del mercato clandestino di organi, sperma, ovuli, aborto, e via dicendo. Al tempo stesso, tuttavia, data la delicatezza morale e la complessità della materia, deve essere concesso a tutti il rispetto delle proprie idee in proposito, e quindi è ammesso il ricorso all'obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari chiamati a mettere in atto la fecondazione assistita, purché al tempo stesso i centri pubblici e privati osservino l'obbligo di garantire il servizio.

La continua evoluzione delle tecniche di fecondazione assistita, inoltre, suggerisce di non fissare rigidamente regole che limitano, di fatto, ed ostacolano la ricerca scientifica, semmai è giusto che il legislatore offra in questo campo una certa flessibilità, fissando solo poche regole chiare, ma lasciando agli organi senz'altro più competenti, il Ministero della Salute primo fra tutti, unitamente ad una commissione tecnico-scientifica la definizione di linee guida e di precisi protocolli diagnostico -terapeutici per le tecniche autorizzate e scientificamente valide.

Vediamo brevemente le tecniche più frequenti e più utilizzate:

Fivet (Fecondazione in vitro e trasferimento dell'embrione): la fecondazione avviene in una provetta, nella quale gli spermatozoi vengono a contatto con l'ovocita. L'embrione così ottenuto viene trasferito nell'utero. E' stata la prima tecnica di fecondazione artificiale ad essere stata messa a punto ed è attualmente la più diffusa, utilizzata in circa 6 centri su 10. Nel privato ha un costo di circa 4-5 milioni di lire.

Gift (Gamete Intrafalloppian Transfer): praticata dal 1984, questa tecnica consiste nel trasferimento intratubarico dei gameti. Almeno tre ovociti ed una piccola quantità di seme maschile sono posti nelle tube, dove avviene la fecondazione. In decisa diminuzione, la tecnica è utilizzata in 2 centri su 10.

Zift (Zigote Intra-Falloppian Transfer): tecnica messa a punto nel 1986. La fusione tra spermatozoo e ovulo avviene in provetta e l'embrione ai primissimi stadi di sviluppo viene trasferito nelle tube.

Ips (Intra Peritoneal Fertilisation): anche questa tecnica è nata nel 1986. Gli spermatozoi vengono introdotti nella cavità peritoneale nel giorno successivo all'inizio dell'ovulazione.

Icsi (Intracytoplasmatic sperm injection): iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo, è utilizzata in un centro su due. Consiste nell'introdurre lo spermatozoo direttamente all'interno dell'ovocita. Nel 1995 in Francia è nato il primo bebè concepito con una variante di questa tecnica: anzichè utilizzare uno spermatozoo maturo è stata utilizzata una cellula germinale immatura, uno spermatide. Nel privato costa circa 6-7 milioni di lire.

Banca del seme: la possibilità di conservare gli spermatozoi a temperature molto basse ha aperto la strada alle banche del seme, alle quali è possibile ricorrere in caso di fecondazione eterologa, ossia con il seme di un donatore esterno alla coppia.

Congelamento di embrioni: la prima bebè venuta dal freddo, Zoe, è nata nel 1984. Il suo embrione era stato conservato in una provetta immersa in azoto liquido a 196 gradi sotto zero.

Congelamento di ovociti: la tecnica è molto recente e nel 1997 è nato in Italia il primo bambino concepito da uno spermatozoo e un ovocita entrambi congelati.

Trapianto di ovaie: se l'autotrapianto (avvenuto nel 1999) rappresenta una possibilità di avere figli per le donne che devono sottoporsi a cure aggressive, come quelle antitumorali, il primo trapianto di ovaie tra due sorelle, avvenuto in Cina nel marzo scorso è stato il primo trapianto di gameti.

Terapia genica: il primo esperimento nei topi ha dimostrato che è possibile ricorrere alla terapia genica per combattere la sterilità.

Test genetici: sono ritenuti necessari prima di affrontare la fecondazione assistita, come prevedono le linee guida messe a punto da un gruppo italiano e recentemente accettate dalla comunità scientifica internazionale. Prevedono un pacchetto di 6 test per gli uomini e 4 per le donne per scoprire le cause genetiche dell'infertilità e di prevenire così il passaggio di eventuali difetti genetici dai genitori ai figli nati con la fecondazione assistita.

Una legge sulla fecondazione assistita deve affrontare i problemi legati alla tutela della salute riproduttiva: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità la salute è "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non solamente l'assenza di malattie o d'infermità", sicché salute riproduttiva si avrà quando "le persone sono capaci di avere una vita sessuale soddisfacente e sicura, hanno la capacità di riprodursi e la libertà di decidere se, quando e come eventualmente farlo". Pertanto, "cura della salute riproduttiva" sarà "la costellazione di metodi, tecniche e servizi che contribuiscono alla salute riproduttiva e al benessere complessivo della persona prevenendo e trovando soluzioni ai problemi della salute riproduttiva". L'Istituto Superiore della Sanità definisce, infatti, la sterilità, alla luce di ciò, come "l'impossibilità per una coppia di procreare dopo 24 mesi di rapporti non protetti volutamente fecondi" perciò la legge dovrà riconoscere e rendere agibile il diritto alla salute riproduttiva della donna, dell'uomo e della coppia in ogni modo possibile, anche attraverso la fecondazione assistita.

E' sicuramente rischiosa, e pertanto bisognosa di opportuni freni, un'eccessiva libertà nel processo di costruzione del corredo genetico di un individuo, dunque una legge sulla fecondazione assistita dovrebbe rendere possibile ed agevole il ricorso e l'accesso alle terapie sperimentate, anche queste opportunamente regolamentate; garantire il controllo sulla qualità delle strutture, delle tecniche e della professionalità degli operatori, ma deve anche operare nei confronti dei singoli informandoli completamente e correttamente, e lasciandoli liberi per il resto di decidere autonomamente in base alla propria responsabilità e coscienza se accedere o meno, a quali tecniche affidarsi, garantendo al tempo stesso, da parte del personale medico, un'adeguata informazione sulle varie opportunità e sugli eventuali rischi per la salute che possono conseguire. Ma deve anche tutelare la ricerca, garantendone la libertà per far sì che consolidi il suo valore con la scoperta di nuove tecniche e possibilità di cura e di terapia per guarire o per imparare a convivere meglio con la malattia.

Tutte queste esigenze cozzano con i dilemmi morali e portano ad un ripensamento dei diritti riconosciuti.

Un simile obiettivo non può essere raggiunto da una legge asettica che sia solo descrizione minuziosa delle varie tecniche, perché implicherebbe la risoluzione da parte della stessa di quesiti morali che hanno natura controversa già in ambito bioetico; e la preferenza di volta in volta accordata a questa o a quella tecnica, causerebbe un irrigidimento delle posizioni che porterebbe a dover rivedere di continuo una legge superata dalle novità scientifiche.

La frontiera che la fecondazione assistita ha aperto mettendo a contatto scienza e generazione della vita impone al nostro legislatore uno sforzo tanto grande quanto delicato nelle risposte a nuove domande, già scritte o ancora da scrivere, nel passaggio dalla tecnica al diritto passando attraverso i terreni inesplorati della cultura, della psicologia e del diritto applicati a questa materia che necessitano di ulteriori approfondimenti, per esempio nella creazione di un nuovo rapporto di filiazione che assicuri la migliore tutela per chi viene al mondo.

Si tratta comunque di una questione, quella della vita, troppo ampia e densa di contenuti e significati per trovare agli interrogativi da esse sollevati risposte certe e definitive, ma anche univoche e non soggette a più interpretazioni, come devono essere quelle su cui si fonda una legge.

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Bibliografia

Senato della Repubblica - XIV Legislatura - Disegno di legge n. 1514

"Dalla procreazione assistita alla clonazione" - di Chiara Gazzola www.abanet.it/papini/peccato/p13proc.html/

Jei -Jus e Internet "La fecondazione eterologa: un problema di difficile soluzione" di Francesca R. Cossu, su www.jei.it

"Olè, il figlio è servito" di Silvia Grilli con la collaborazione di Gian Antonio Orighi www.mondadori.com/panorama

"Diritti dell'adulto nella procreazione assistita" Avv. Felice Terracciano, cassazionista

www.lions-pomigliano.it/bioetica/diritti-adulto.htm

Repubblica.it - Sessi e stili di vita http://www.repubblica.it/online/cronaca/feconassi/punti/punti.html

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www.deputatids.it/DOSSIER/procreazione/Procreazione assistita.PDF

La Nazione: lanazione-quotidiano.net/chan/2/2:672836:/2000/03/0

 

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